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Farmatruffa Bari. Nasce tutto da Conversano. Coinvolti 3 ISF. N.d.R.

Conversano, nella nuova «Farmatruffa» sempre lo stesso medico

L’indagine dei Nas ruota intorno al conversanese Michele Salzo. L’accusa: ricette a pazienti ignari per rivendere i medicinali

La Gazzetta del Mezzogiorno – 22 luglio 2020 – Massimiliano Scagliarini

BARI – Il 1° febbraio, compiuti i 70 anni, è andato in pensione. Michele Salzo, medico di base di Conversano, è il Keyser Söze della sanità pugliese. Come l’uomo invisibile del film con Kevin Spacey, è passato indenne attraverso lo scandalo dei primi anni 2000 chiamato Farmatruffa, di cui fu ritenuto la mente: sette anni di carcere in primo grado cancellati dalla prescrizione, che gli ha salvato il posto di lavoro e l’iscrizione all’Ordine.
C’è di nuovo lui al centro delle indagini della Procura di Bari che martedì scorso hanno portato i carabinieri del Nas ad eseguire 44 perquisizioni. L’accusa è sempre la stessa: prescrizioni truccate per ottenere farmaci truffando lo Stato. Medicinali che stavolta, secondo l’informativa che il 18 giugno i militari hanno consegnato al pm Claudio Pinto, non venivano soltanto de-fustellati e buttati via, ma anche rivenduti all’estero tramite un albanese residente a Mola, Ndue Marashi.

Le accuse, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa allo Stato, falso ideologico e corruzione. Riguardano medici (del Barese e delle province di Foggia, Brindisi e Bat), farmacisti e tre informatori scientifici. «I soliti sospetti», insomma: un film già visto ma sempre avvicente.

Le indagini sono cominciate lo scorso anno da un controllo nello studio di Salzo, dove i Nas rilevarono la presenza di una cospicua quantità di farmaci. Venne fuori che il medico emetteva ricette a nome di ignari pazienti, andando di persona in farmacia a ritirare i medicinali: quelli più «importanti» venivano venduti all’albanese, quelli da pochi euro finivano buttati per le contrade di Conversano. E così è emerso un sistema uguale uguale a quello di 15 anni fa, basato sui rappresentanti farmaceutici e sulla «sistematica promessa e dazione di denaro o altra utilità ai medici che, in cambio, prescrivono i prodotti farmaceutici da loro commercializzati, ai pazienti assistiti»: da qui l’accusa di corruzione. I farmacisti in qualche caso sono ritenuti complici, ad esempio perché avrebbero accettato le centinaia di ricette presentate da Salzo a nome di terze persone.

Le perquisizioni della scorsa settimana hanno consentito di sequestrare computer, telefoni cellulari e agende degli indagati, oltre che migliaia di ricette. I documenti sono stati acquisiti anche dai rappresentanti dei farmaci e nelle sedi delle relative aziende, con l’obiettivo di dimostrare i presunti accordi illeciti: dalle intercettazioni è emerso, ad esempio, che gli informatori scientifici si scambiano le aree di competenza quando devono andare a visitare un medico particolarmente «disponibile».

Stamattina il pm Pinto affiderà l’incarico ai consulenti informatici che dovranno ricostruire i meccanismi. Partendo proprio dal «numero e tipologia» dei farmaci prescritti e «delle utilità conseguite o conseguendi» dalle prescrizioni. Il danno calcolato per il servizio sanitario, dunque per la Regione, è di circa 20 milioni di euro, ma la cifra è anche per questo i militari hanno acquisito dall’assessorato alla Salute un report informatico che mostra le prescrizioni anomale degli ultimi sei mesi. Dati che verranno passati al setaccio.

Salzo (difeso dall’avvocato Antonio Romano) è intanto già a processo per truffa a Bari. Nel 2014 avrebbe chiesto alla Asl il rimborso per 497 vaccini antinfluenzali, un numero superiore a quello dei suoi assistiti: in 107 hanno dichiarato ai carabinieri di non essere mai stati sottoposti all’iniezione. La prescrizione è dietro l’angolo: anche stavolta Keyser Söze potrebbe sparire nel nulla.

Notizie correlate:

2015 – Bari. Farmatruffa, scatta la prescrizione per il medico che ideò il sistema

2015 – Fimmg Reati prescritti e soldi restituiti all’ideatore della Farmatruffa

N.d.R.: Ci sono alcune cose che suscitano perplessità. La nota della Fimmg di cinque anni fa è praticamente identica a quella di oggi, sembra un copia incolla. Si parla sempre di una cifra truffata di 20 milioni. Non si comprende dall’articolo come possano essere implicate le altre zone d’Italia. Si dice poi che i presunti ISF colpevoli si scambiavano le zone nel caso ci fosse un medico particolarmente “sensibile”. Una cosa veramente strana, un ISF non opera fuori dalla sua zona se non autorizzato dall’azienda. Nell’articolo poi si parla di “soliti sospetti”, cioè ci sono dei sospetti a prescindere: una banda di criminali abituali di medici, farmacisti e ISF! 

A volte poi per ignoranza dei giornalisti si identificano come informatori scientifici persone che niente hanno a che fare con gli ISF, negli articoli precedenti si parlava di promotori. Indubbiamente sarebbe opportuno conoscere meglio i fatti per esprimere dei giudizi.

Ci auguriamo che gli ISF siano estranei a questa squallida vicenda, in caso contrario Fedaiisf, che condanna fermamente ogni comportamento illecito, è pronta a costituirsi parte civile negli eventuali processi che dovessero aprirsi nei confronti dei presunti ISF coinvolti nella truffa ai danni del Ssn. 

In momenti così difficili per il SSN e per il lavoro dei veri ISF è inammissibile che ci sia gente di questo tipo. Se gli Informatori Scientifici avessero un Albo, se veramente colpevoli, ISF di questo genere sarebbero radiati e non potrebbero più esercitare questa professione. Chissà, sarà anche per questo che certe industrie farmaceutiche lo contrastano in tutti i modi e c’è chi opera per l’ISF commerciale dove gli interessi dei cittadini non contano e conta solo la vendita per le provvigioni.

Redazione Fedaiisf

Promuovere la coesione e l’unione di tutti gli associati per consentire una visione univoca ed omogenea dei problemi professionali inerenti l’attività di informatori scientifici del farmaco.

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