
La spesa farmaceutica è fuori controllo
Il Foglio – 6 maggio 2026 (Riassunto)
Un buco da quasi quattro miliardi dovuto all’inefficienza. Non siamo di fronte a uno scostamento congiunturale, ma a una falla strutturale: il sistema non regge per programmazione pubblica, ma per prelievo forzoso sulla filiera. L’urgenza di risposte.
Il Foglio riporta i dati del recente monitoraggio di AIFA sulla spesa farmaceutica nei primi 10 mesi dell’anno in cui rileva uno scostamento di 3,7 miliardi.
Il dato più rilevante, secondo l’articolo, è che lo scostamento non è dovuto a farmaci innovativi o antibiotici “riserve”, ma è tutto da imputare ai farmaci non innovativi e antibiotici “non riserve”. Cade così l’alibi dell’innovazione terapeutica.
Il problema, secondo l’articolo, è della farmaceutica ordinaria, della distribuzione diretta, della disomogeinità delle regioni e della mancanza di una regia nazionale. E lo squilibrio gigantesco rimane nonostante il payback e i piani di rientro.. E’ una falla strutturale, il sistema non regge per “prelievo forzoso nella filiera”.
Il Governo deve affrontare due nodi che finora ha eluso.
Il primo è il fallimento della governance del farmaco con un prontuario che risale agli anni 90 con migliaia di medicinali cancellabili con nessuna valutazione del valore terapeutico aggiunto.
Il secondo è il crollo del mito del finanziamento record per l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della cronicità. Le regioni sono lasciate sole a gestire tutto a risorse invariate.
Uno sfondamento di 4 miliardi sulla spesa per acquisti diretti è insostenibile. Serve, conclude l’articolo, un’assunzione di responsabilità della politica sulla situazione venutasi a creare, ormai in continuo peggioramento.
N.d.R.:
Senza nulla togliere alle considerazioni de “Il Foglio” va premesso che il sistema è cronicamente sottofinanziato rispetto ai fabbisogni reali e quindi destinato allo scostamento dal budget assegnato. E’ da
rilevare anche che se la spesa per farmaci “ordinari” fosse trasferita alla convenzionata questa sarebbe enormemente più elevata e sarebbe questa fuori controllo.
La diretta, nonostante la certezza dello scostamento, risulta sempre più conveniente. Il farmaco per la diretta già parte con un costo per le ASL ridotto al 50% e se poi va a gara, lo sconto si ribassa enormemente di più. Certe aziende non partecipano più ad aste al ribasso di questo tipo perché non riuscirebbero a coprire i loro costi. Il payback a carico delle aziende farmaceutiche poi rimborsa il 50% dello scostamento dal tetto programmato.
Per Aifa la colpa è dell’invecchiamento della popolazione e delle terapie innovative. Per Garattini è colpa dell’AIFA che non fa selezione fra i farmaci inserendo nel prontuario, da 30 anni non revisionato, tutto
Non c’è una spesa farmaceutica “fuori controllo”, ma una dinamica legata a fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione e l’arrivo di terapie innovative. È questo il messaggio che arriva, con accenti diversi ma convergenti, dal presidente di Farmindustria Marcello Cattani e dall’ex presidente di Egualia Stefano Collatina, intervenuti nel dibattito sui trend della spesa sanitaria pubblica.
È fondamentale però, dice Cattani, chiarire un punto nel dibattito nazionale: la spesa farmaceutica non è fuori controllo. Al contrario, il vero problema è il cronico sottofinanziamento dei fondi destinati ai farmaci, che non crescono in modo coerente con l’innovazione disponibile e con i bisogni di salute di una popolazione che invecchia.
Continuare a leggere l’innovazione solo come costo, e non come investimento, rischia di comprimere l’accesso alle terapie e di indebolire la competitività del sistema.
Cattani invita a “ricondurre il discorso in una dinamica sana ed equilibrata”, sottolineando che la spesa per i farmaci “non può che crescere” per ragioni demografiche ed epidemiologiche, oltre che per l’aumento dell’innovazione. “La spesa cresce laddove c’è innovazione, che è un grande valore”, afferma, ricordando come i farmaci rappresentino il 15,3% dell’investimento complessivo in salute rispetto al finanziamento del Fondo sanitario nazionale. “Si perde di vista l’85% restante destinato alle Regioni per coprire tutti gli altri oneri, senza che vi sia una valutazione altrettanto puntuale dell’efficacia di quella spesa”, osserva.
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