La digitalizzazione dei servizi sanitari stenta a convincere gli italiani

La digitalizzazione dei servizi sanitari stenta a convincere gli italiani

Nel 2017 gli investimenti nel settore sono leggermente saliti rispetto all’anno prima (+2%) ma il mancato risparmio per il sistema legato ai costi nascosti del “non digitale” ammontano a oltre 5 miliardi di euro

di Redazione Abboutpharma on line – 8 maggio 2018

La digitalizzazione dei servizi sanitari italiani stenta a penetrare nelle abitudini dei cittadini, con un mancato risparmio per il sistema superiore ai 5 miliardi di euro l’anno legato ai “costi nascosti. Lo evidenziano i dati dell’undicesimo rapporto dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, presentati oggi nella sede accademica, cui sarà dato ampio riscontro sul numero di giugno del magazine AboutPharma.

I dati dello Osservatorio

Dal report emerge che nel 2017 solo due persone su dieci sono ricorse al web e alle app per accedere a informazioni e prestazioni. In particolare: 1) la stragrande maggioranza preferisce accedere di persona al consulto medico (86%), pagare brevi manu le prestazioni (83%) e ritirare i referti (80%); 2) solo il 15% comunica con il medico via email, il 13% con sms e il 12% via whatsapp. Candidamente, il 60% dei cittadini ammette di non ricorrere alla tecnologia perché non la ritiene affidabile. Peccato perché, spiegano gli analisti che se si considera una media di 45 minuti, contro i 20 per il ritiro in farmacia dei referti e di 5 via web, “se l’80% li ritirasse online, il 10% in farmacia e solo il 10% di persona, l’impatto economico sarebbe di 1.630 milioni di euro. E sono 1.150 milioni di euro gli impatti legati all’accesso online a informazioni su prestazioni e strutture sanitarie, 1.430 milioni per la prenotazione online di visite ed esami e 980 milioni per il loro pagamento, per un totale di oltre circa 5 miliardi di euro”.

Medici più smart

Va decisamente meglio con i medici: il 77% degli specialisti e l’83% dei medici di famiglia usa l’email, mentre una quota rispettiva del 52% e del 63% ricorre whatsapp per scambiare dati, immagini e informazioni Intanto, con 1,3 miliardi di euro investititi, sale leggermente la spesa nel settore (+2% nel 2017 rispetto al 2016). Cifra che si traduce nell’1,1% della spesa sanitaria pubblica e in 21 euro per abitante. Una buona notizia che tuttavia non rassicura gli esperti. Spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio: “Esiste un forte divario tra le risorse le risorse investite in salute pubblica e i bisogni crescenti dei cittadini. Ciò implica un ripensamento del Ssn che non potrà fare a meno dell’ innovazione digitale. Questa deve basarsi su tre pilastri: rinnovamento organizzativo tecnologico, empowerment dei cittadini, miglioramento delle competenze degli operatori medico-sanitari”.

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