Marvecs, la grande truffa. Condannati i vertici di Pfizer e AstraZeneca-Simesa

Marvecs, la grande truffa. Condannati i vertici di Pfizer e AstraZeneca-Simesa

Per concorso in bancarotta fraudolenta ci sono state le prime condanne a Milano, di primo grado, per una vicenda legata al crac di Marvecspharma, costato il posto a centinaia di informatori scientifici. Con rito abbreviato, il gup Stefania Pepe ha condannato ex membri del CdA di Pfizer Italia e Astra Zeneca-Simesa a pene tra i 2 anni e 6 mesi e i 3 anni.

La notizia è apparsa oggi su “Il Fatto Quotidiano”. Il giornale riferisce che i curatori fallimentari, rappresentati dall’Avv. Anna Longo, si sono costituiti parte civile. Sono stati i PM Gaetano Ruta e Luigi Orsi (ora alla Pérocura generale della Cassazione) insieme al Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano a indagare sul fallimento della Marvacs, avvenuto il 14 gennaio 2011, con un buco di 160 milioni di euro. Sull’orlo del crac, negli ultimi 4 anni la società aveva assunto un migliaio di lavoratori predestinati alla disoccupazione con la complicità, secondo l’accusa, di manager di multinazionali del calibro di Pfizer Italia, che ha operato la cessione di rami d’azienda pur sapendo che la Marvecs era “con bilanci in dissesto”.

Insomma, i lavoratori furono trattati come farmaci scaduti da buttare: si liberavano del loro costo per ottimizzare i profitti.

Il quotidiano ripercorre la vicenda giudiziaria che ha portato a queso primo giudizio e a cui rimandiamo per l’articolo integrale o, per notizie più approfondite, alle note sotto riportate.

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Notizie correlate: Avv. Rosanna De Leo: Sull’abnorme durata del rito abbreviato non intendo più soffermarmi, condividendo semplicemente il disagio e la rabbia di tutti Voi. Peraltro, ahimè, anche il comunicato inviato alle maggiori testate giornalistiche e agenzie di stampa non ha sortito alcun effetto, giacché lo stesso è stato preso in considerazione solo dalla FEDAIISF e da un’altra testata on line.

E’ evidente che la strategia è quella di portarci allo sfinimento ed allo scoraggiamento. Per quanto mi riguarda non sono né sfinita, né scoraggiata. Ad ogni buon conto, l’udienza di discussione del rito abbreviato , dopo l’ennesimo rinvio del 17.12.2018, è stata fissata per il 26.02.2019 alle ore 10.00.


Una storia dimenticata di comune ingiustizia: 1000 lavoratori licenziati “in silenzio” e nell’indifferenza generale. Non per stato di crisi ma per una brutta storia di soldi, falsi contratti di cessione di ramo d’azienda e bancarotta fraudolenta. E intanto la giustizia tarda ad arrivare …

In un momento nel quale si parla tanto di Giustizia, Processi e prescrizione, sembra non interessare nessuno la storia della vita di circa 1000 lavoratori Informatori Scientifici del Farmaco che 7 anni fa hanno perso il posto di lavoro non per colpa della “crisi” economica, bensì per una brutta vicenda di soldi, multinazionali e bancarotta fraudolenta.

Circa 400 di questi Informatori Scientifici del Farmaco hanno eroicamente denunciato le malefatte ordite alle loro spalle da alcune Big Pharma, con l’avallo dei Sindacati (che li avevano indotti a sottoscrivere Verbali di Conciliazione in “sede protetta” per mettere tutto a tacere). La Procura della Repubblica di Milano, dopo un accurato lavoro di indagine e ricostruzione dei fatti, nel 2013 aveva chiesto il rinvio a giudizio di circa 20 persone, tra Amministratori di alcune note società multinazionali del farmaco, Avvocati e Consulenti.

Mi riferisco al “crac” della Società Farmaceutica Marvecspharma Service s.r.l., con sede a Milano (capitale sociale € 12.000,00), costituita alla fine degli anni ‘90 con circa 30 dipendenti che, tra il 2004 e il 2007 aveva acquisito circa 1200 Informatori Scientifici del Farmaco, mediante “cessioni di ramo d’azienda” organizzate da diverse multinazionali del farmaco ed in particolare dalla Pfizer Italia s.r.l. e da Astrazeneca S.p.A. e Simesa S.p.A. Le Big Pharma, in pratica ,avevano “venduto” la propria forza lavoro, con “regolari” contratti notarili di cessione di ramo di azienda, al prezzo simbolico di € 1.000, salvo poi a corrispondere svariati milioni di Euro alla cessionaria Marvecspharma Service s.r.l. a titolo di “badwill”; il tutto, avendo la piena consapevolezza che quest’ultima società non era in grado di sostenere gli oneri e i costi derivanti da tali cospicue acquisizioni di personale, giacché presentava, sin dal 2002, gravi perdite di bilancio.

Ai malcapitati ISF veniva fatto sottoscrivere un Verbale di Conciliazione Sindacale, con il quale si garantiva un patto di stabilità di 36 mesi presso la Società cessionaria ed una minima somma a titolo di “incentivo”, a fronte della loro inoppugnabile rinuncia ad agire nei confronti delle Big Pharma per ogni questione relativa al passato e al futuro.

Nella realtà avvenne che, a pochi mesi dall’ultima delle acquisizioni nel mese di settembre 2007, la Marvecspharma Service dichiarava lo stato di crisi, dapprima collocando i lavoratori in CIGS e quindi non corrispondendo più le retribuzioni, sino a giungere al Fallimento nel gennaio 2011, con il risultato finale che circa 1000 persone rimasero prive di occupazione.

In buona sostanza, le Multinazionali del Farmaco (Pfizer Italia s.r.l. e Astrazeneca S.p.A. in testa) con le predette operazioni, avevano scaricato il peso e “l’onta” dei licenziamenti sulla Marvecspharma Service s.r.l., al fine di restare “pure ed immacolate” per il mercato, gli azionisti e le società di rating. Le suddette Società, peraltro, non avrebbero potuto in ogni caso, accedere alle normali procedure di licenziamento collettivo di cui alla L. 223/91: difatti nessuna delle Big Pharma coinvolte è mai stata in crisi, tanto da giustificare una procedura di mobilità collettiva che, per giunta, avrebbe previsto maggiori oneri economici a suo carico. Inoltre l’attivazione di un licenziamento collettivo non avrebbe reso possibili le concomitanti operazioni finanziarie di fusione/acquisizione di altre società.

Pertanto, la tutela assoluta degli utili/dividendi/profitti ha prevalso sulla tutela dei lavoratori, rimasti privi di occupazione, tutti in età anagrafica tra il 35 e i 60 anni, con difficoltà di ricollocazione sul mercato del lavoro.

La Procura della Repubblica di Milano, come detto, ha scoperchiato questo malsano meccanismo (Procedimento n. 10147/2011 R.G. N.R.) rinviando a giudizio tutti gli ex amministratori della Pfizer Italia s.r.l., di Astrazeneca S.p.A e di Simesa S.p.A. La stampa aveva dato notizia dell’apertura di quel processo, nel lontano 2014 … e poi?

Cosa è successo dopo?

Alcuni imputati e, tra loro tutti gli ex amministratori di Pfizer, Astrazeneca e Simesa, avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, mentre gli altri con le regole ordinarie del Dibattimento.

Ebbene sta di fatto che il procedimento abbreviato, pendente dinanzi al GUP di Milano (Dott.ssa Pepe) è ancora inspiegabilmente pendente, malgrado siano esaurite tutte le arringhe e requisitorie da oltre un anno. Ad ogni udienza vengono chiesti e concessi rinvii … l’ultimo il 30 ottobre… udienza rinviata al 17.12.2018… e alla fine ci sarà finalmente la sentenza?

Risultato: i 400 lavoratori sono ancora in attesa di una pronuncia che, sperano, possa rendere loro almeno giustizia della perdita del lavoro, dell’impossibilità di ricollocarsi, di andare in pensione, della perdita delle case pignorate per l’impossibilità di pagare i mutui, delle famiglie distrutte e separate.

Queste persone sono state truffate ed hanno perso il lavoro e la dignità non per una situazione di crisi aziendale e di mercato, ma solo per soddisfare le logiche di profitto e di mercato delle multinazionali del Farmaco che li hanno scaricati nella “pattumiera” MarvecsPharma Service s.r.l.

Più volte, nel corso di questi anni, abbiamo cercato di coinvolgere gli organi di stampa, ma, a parte la notizia dell’apertura del processo nel lontano 2014, poi vi è stato l’oblio, l’indifferenza, con la sgradevole sensazione che gli interessi dei lavoratori ISF, che sono stati oggetto di scambio, prezzo vile della “cessione” non interessi ai media.

Eppure dietro ciascuno di quei nomi si cela la storia di una vita, la sofferenza, l’arte di arrangiarsi per la sopravvivenza, si cela la malattia che ha colpito qualcuno e la morte di chi non ce l’ha fatta. e intanto assistiamo impotenti allo svolgimento dell’Abbreviato che non è abbreviato ma un rito “allungato”!!!

Gli organi di informazione dovrebbero occuparsi di queste storie, delle storture di un sistema-giustizia che si riversano sulla pelle dei cittadini che aspettano, anche solo, una vittoria morale.

Un ex dipendente Marvecspharma

                                   Luigi Signorile

13 novembre 2018


 

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