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Ministero della salute. Andamento della mortalità 1 gennaio 2021 – 4 gennaio 2022

Il rapporto del sistema di sorveglianza SISMG aggiornato alle due settimane tra il 21 dicembre e il 4 gennaio 2022 evidenzia una mortalità in linea con l’atteso sia al nord che al centro-sud.

Periodo di riferimento 1 gennaio 2021 – 4 gennaio 2022

Il rapporto del sistema di sorveglianza SISMG (Sistema Sorveglianza Mortalità Giornaliera)

L’andamento stagionale della mortalità evidenzia l’anomalia della mortalità associato alle ondate di COVID-19 a partire dai primi mesi del 2020. Sono evidenti i tre incrementi di mortalità in corrispondenza delle diverse ondate epidemiche (bande rosse): la prima ondata dal 1 marzo-10 maggio 2020), la seconda ondata nel periodo 8 ottobre 2020 – 31 gennaio 2021) e l’incremento più contenuto associato alla terza ondata nel periodo marzo-maggio 2021. Nell’estate 2021 si è osservato un lieve incremento della mortalità associabile anche alle ondate di calore di agosto che hanno interessato soprattutto le regioni del centro-sud. Tra settembre e ottobre i valori sono rimasti in linea con l’atteso e a partire da dicembre si osserva un trend in lieve incremento nell’andamento di mortalità.

È importante sottolineare che nelle città più piccole, la mortalità risente maggiormente delle fluttuazioni casuali e pertanto alcuni incrementi osservati nella mortalità giornaliera devono essere interpretati con cautela.

Andamento della mortalità giornaliera (SiSMG) 1 gennaio 2021 – 4 gennaio 2022

ISTAT. Andamento decessi 2015 – 2021


Mortalità Covid, i dati nel Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità

L’età media dei deceduti per SARS-CoV-2 in Italia è di 80 anni, la maggior parte è stata ricoverata in ospedale ma non in terapia intensiva. I deceduti vaccinati hanno un’età media più alta e più patologie preesistenti rispetto a quelli non vaccinati. Sono alcuni dei dati emersi dall’aggiornamento del report decessi, basato sui dati della Sorveglianza Integrata e su un campione di cartelle cliniche di pazienti deceduti con positività al SARS-CoV-2, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità. Il 23,8% dei deceduti risulta essere stato ricoverato in un reparto di terapia intensiva, il 58,5% è stato ricoverato in ospedale ma non in terapia intensiva ed il 17,7% non era ricoverato in ospedale. La proporzione di deceduti con età maggiore di 80 anni ricoverata in terapia intensiva è molto inferiore rispetto a quella della popolazione di età inferiore a 80 anni. Nella popolazione di deceduti con età minore di 80 anni, il 44,0% è stato ricoverato in un reparto di terapia intensiva, il 42,3% è stato ricoverato in ospedale ma non in terapia intensiva ed il 13,7% non risulta essere stato ricoverato né in terapia intensiva, né in altro reparto ospedaliero. Di contro, nella popolazione di età maggiore o uguale a 80 anni, l’8,2% è stato ricoverato in un reparto di terapia intensiva, il 71,1% è stato ricoverato in ospedale ma non in terapia intensiva ed il 20,7% non risulta essere stato ricoverato né in terapia intensiva, né in altro reparto ospedaliero. Nei pazienti deceduti trasferiti in terapia intensiva il numero medio di patologie osservate è di 3,0. Nelle persone che non sono state ricoverate in terapia intensiva il numero medio di patologie osservate è di 3,9. Rispetto ai deceduti non vaccinati, sia quelli con ciclo incompleto di vaccinazione che quelli con ciclo completo di vaccinazione, avevano un’età media notevolmente superiore. Anche il numero medio di patologie osservate è significativamente più alto nei gruppi di vaccinati con ciclo incompleto di vaccinazione e ciclo completo di vaccinazione rispetto ai non vaccinati.

 

Redazione Fedaisf

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