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PER VINCERE LA RESISTENZA.

Nell’ultimo decennio, negli Stati Uniti d’America, sono stati autorizzati circa 10 nuovi antibiotici, solamente due di questi hanno un meccanismo d’azione nuovo e altre 14 molecole sono in via di sviluppo, mentre 25 anni fa se ne contavano a dozzine.

Nella corsa ai ripari, per le aziende sono benvenuti anche i consigli istituzionali, a conferma che la situazione è seria. Negli Stati Uniti, per esempio, c’era grande attesa per le Linee guida della Food and Drug Administration (FDA) emanate a corredo della riedizione del Prescription Drug User Fee Act (PDUFA IV). Una serie di indirizzi, per rafforzare e promuovere la pipeline antibatterica, che era stata sollecitata dalla Infectious Diseases Society of America (IDSA).

La risposta dell’FDA è, per ora, concentrata sulle sinusiti batteriche acute (ABS) e su come disegnare trial efficaci per lo sviluppo di farmaci in questa direzione. Nel corso del prossimo anno l’agenzia regolatoria dovrebbe pronunciarsi anche su: otite media batterica acuta, riacutizzazione batterica della bronchite cronica e altre infezioni.

Storicamente l’FDA pretendeva studi di non-inferiorità, ora le nuove linee guida riconoscono che nella maggioranza dei casi questi studi non sono appropriati, e indicano nei trial controllati verso placebo la soluzione ottimale. Tuttavia ciò non toglie che, nei casi più gravi, l’opzione placebo sia controindicata e, quindi, si ritorna alla non-inferiorità.

Le procedure standard di reclutamento però mostrano alcune criticità, nel caso delle infezioni batteriche, e cioè la difficoltà di trovare un numero sufficiente di partecipanti per le patologie più rare, la distanza tra il tempo necessario a valutare l’eligibilità dei soggetti e il bisogno di iniziare il trattamento quanto prima, l’impossibilità di una diagnosi certa al momento del reclutamento.

Il fattore diagnostico è quello sul quale si concentrano molti sforzi, da parte delle piccole aziende biotech e di gruppi internazionali come GRACE (Genomics to combat Resistance against Antibiotics in Community-acquired LRTI in Europe), il consorzio europeo che unisce industrie e istituzioni accademiche. A gennaio 2008 partirà infatti TheraEDGE, un progetto integrato della durata di quattro anni, con un budget totale di 12 milioni di Euro. Obiettivo: sviluppare un kit di diagnosi molecolare capace di identificare i patogeni responsabili delle infezioni delle tratto respiratorio inferiore in soli 20 minuti, mentre le attuali metodiche di analisi richiedono alcuni giorni.

Alle compagnie più piccole, che possono da sole individuare candidati promettenti, servono però maggiori risorse per effettuare i trial e arrivare sul mercato; risorse che scarseggiano da quando colossi del settore come Eli Lilly e Aventis hanno abbandonato il campo. L’IDSA ha lanciato l’allarme e il Congresso a settembre ha portato da 25 a 30 milioni di dollari la sovvenzione per i farmaci orfani, nella speranza che l’incentivo attiri di nuovo le big pharma.

Nel frattempo cambiano le tattiche per individuare nuove molecole: lo screening intensivo delle biblioteche molecolari non ha avuto il successo sperato, perciò ora si torna al passato e a metodiche più tradizionali di ricerca. Dalla valutazione di campioni naturali, raccolti in tutto il globo, come fa Cubist Pharmaceuticals, al rimodellamento di vecchie molecole per bypassare la resistenza, come sta facendo Wyeth con tigeciclina. La tigeciclina era il capostipite delle glicilcicline, derivato semisintetico di una tetraciclina, efficace contro Gram+ e Gram- resistenti alla tetraciclina. Sia Cerexa che Johnson&Johnson, invece, hanno in fase III una cefalosporina ad ampio spettro con azione anti-

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