Proclamato stato di agitazione alla Chiesi Farmaceutici: 4 ISF licenziati per “motivi economici”

Proclamato stato di agitazione alla Chiesi Farmaceutici: 4 ISF licenziati per “motivi economici”

FILCTEM CGIL PARMA

FEMCA CISL PARMA

UILTEC UIL PARMA

 

COMUNICATO STAMPA

Proclamato stato di agitazione in Chiesi Farmaceutici: partono 4 lettere di licenziamento per motivi economici.

Iniziativa unilaterale dell’azienda che attua politiche di riduzione del personale senza coinvolgere i sindacati.

Le rappresentanze sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Parma unitamente alle loro RSU denunciano la chiusura unilaterale da parte di Chiesi Farmaceutici di 4 territori in cui prestavano attività altrettanti informatori scientifici del farmaco. La chiusura delle zone ha significato l’invio di altrettante lettere di licenziamento e l’avvio di un tavolo di discussione sull’eventuale riorganizzazione di linee di informazione scientifica.

Questo rappresenta un pericoloso precedente nelle relazioni sindacali aziendali e territoriali.

Ancor più grave è il fatto che proprio in settimana veniva confermato la certificazione “B-corp” (Benefit Corporation) per la Chiesi Farmaceutici dove si evidenziava la grande efficace nella gestione etica, morale e sociale dell’impresa (“persone al centro”).

Le Organizzazioni sindacali e le RSU hanno convocato nella giornata odierna gli informatori scientifici di tutto ili territorio italiano in assemblea straordinaria: oltre 200 informatori riuniti per il centro nord a Parma e per il centro-sud a Benevento hanno dato mandato alle Organizzazioni sindacali di proclamare lo stato di agitazione degli informatori scientifici del farmaco respingendo questo attacco ai colleghi licenziati unilateralmente dall’azienda.

Le Organizzazioni sindacali si attiveranno già dalla giornata di lunedì con le assemblee dei lavoratori e valuteranno le iniziative mediatiche e sindacali da intraprendere.

 

Parma, 11 giugno 2019


Notizie correlate: Chiesi farmaceutici diventa “società benefit”


N.d.R.: L’impresa tradizionale con la globalizzazione neoliberista ha avuto una evoluzione che ha portato l’impresa stessa a un distacco da qualsiasi criterio che non sia l’immediata creazione di plusvalore per gli azionisti. Tutto il resto passa in secondo piano: dalle esigenze dei fornitori (che si vedono proporre contratti sempre più sfavorevoli) ai diritti dei lavoratori (che diventano un semplice costo, da minimizzare costantemente) ai rapporti con gli Enti locali (sui quali viene fatta pendere la spada di Damocle delle delocalizzazioni), alle esternalizzazioni, perfino l’oggetto prodotto può passare in secondo piano, privilegiando gli aspetti finanziari. Le società benefit sono espressione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera.

Diventare una società benefit porta dei vantaggi per tutti gli stakeholder dell’azienda, cioè per clienti e fornitori, per i talenti, per gli azionisti e il management. La forma di società benefit offre una protezione legale per bilanciare gli interessi finanziari e non finanziari quando si prendono decisioni, anche di fronte a una ipotesi di vendita, o per società quotate in borsa. La forma giuridica di società benefit dà agli impact investor [n.d.r: investimenti fatti in società, organizzazioni e fondi con l’intento di generare un impatto sociale o ambientale misurabile e favorevole a fianco o in sostituzione di un rendimento finanziario] la certezza che un’azienda mantenga la responsabilità di perseguire la propria missione nel futuro. Questo può aiutare le aziende ad attrarre capitali di investimento ad impatto. 

Così dice il sito sulle Società Benefit, curato da B LabCredevamo fosse una cosa seria!

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