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Sicilia. Prescrizione farmaci giù del 50 per cento. l’Asp: «Nessun limite»

I medici chiamati in causa per una eccessiva prescrizione si starebbero limitando a prescrivere il minimo indispensabile per non rischiare di incorrere in altre procedure giudiziarie. Il manager dell’Asp, Ida Grossi, ha scritto ai medici: il vostro dovere primario è la cura degli assistiti

GIUSEPPE BONACCORSI – La Sicilia – 26-03-2015

Un pasticcio. La vicenda dei 900 e passa medici di famiglia della provincia, segnalati alla Corte dei conti per eccessiva prescrizione di farmaci per l’osteoporosi, continua indirettamente a ripercuotersi sulla pelle dei pazienti attraverso una riduzione delle prescrizioni che negli ultimi giorni ha raggiunto, secondo voci che circolano tra i medici, cifre record che non sarebbero giustificabili col numero di pazienti che soffrono di patologie collegate alla carenza di calcio nelle ossa.

In attesa di novità, che finora non sono state adottate per fare chiarezza sulla vicenda, il manager dell’Asp, Ida Grossi, ha scritto una lettera ai medici, ai pediatri di libera scelta e agli specialisti convenzionati affinché le «preoccupazioni presenti» non lascino «spazio alla minima incertezza circa il vostro ruolo sociale e il vostro dovere primario: cioè la cura degli assistiti».

Nella lettera la Grossi premette che «la direzione strategica e le strutture competenti dell’Asp hanno preso atto delle indagini che sono state svolte dalla Finanza ed hanno avviato doverosamente le conseguenti procedure di verifica della appropriatezza delle prescrizioni sulla base di dati scientifici consolidati e di procedure trasparenti e condivise».

Ma subito dopo il manager aggiunge: «Comprendo la vostra preoccupazione per l’attività dell’autorità giudiziaria relativa alle prescrizioni di farmaci per l’osteoporosi, che sarebbero avvenute in violazione delle disposizioni ……Purtuttavia – prosegue – abbiamo il dovere di non trasmettere elementi di turbamento ai pazienti: non vi è stata e non vi è alcuna limitazione e meno che mai un blocco della cura alle persone affette da osteoporosi o da altre patologie».

E più avanti continua: «Ciascuno di voi deve tenere saldo il suo ruolo primario e di straordinario rilievo sociale: farsi carico del diritto alla salute degli assistiti mettendo in campo, come certamente avete sempre fatto, umanità e disponibilità, preparazione e aggiornamento professionale». Quindi la Grossi conclude: «Nessun organismo istituzionale dell’Asp ha mai inteso ridurre o condizionare, in alcun modo, la cura dei pazienti.

Non vi è stata infatti e non vi è alcuna indicazione, alcuna disposizione finalizzata a limitare e meno che mai a bloccare la cura dei pazienti affetti da osteoporosi né per altre affezioni ed i pazienti non possono essere privati di nessuna classe di farmaci, di accertamenti clinici ed esami diagnostici e/o strumentali, nel pieno rispetto dei principi etici che disciplinano la nostra professione…. Vi chiedo di continuare a curare i vostri pazienti con incondizionato scrupolo professionale ed umana disponibilità».

Fin qui la nota, che però, non chiarisce un principio di fondo e cioè se in effetti sono davvero oltre 900, su 1100 totali che operano in provincia, i medici chiamati in causa per una non idonea prescizione di farmaci per l’osteoporosi, sanitari che sentendosi chiamati in causa ingiustamente, si mettono al sicuro riducendo il numero di ricette.

La nota rende chiaro cosa stia realmente avvenendo negli studi medici e cioè una drastica riduzione delle prescrizioni di farmaci per osteoporosi che secondo alcune indiscrezioni si aggirerebbe sull’80 per cento. Inoltre l’indagine condotta dalla Finanza avrebbe provocato una riduzione generale delle prescrizioni nell’ordine del 50%.

Insomma stando così le cose i medici chiamati in causa per una eccessiva prescrizione si starebbero limitando a prescrivere il minimo indispensabile per non rischiare di incorrere in altre procedure giudiziarie. Una situazione da attenzionare con la massima attenzione per evitare che questo alla fine si ripercuota, come sembra stia avvenendo, soprattutto su tutti quei pazienti che hanno bisogno primario delle prescrizioni.

Per questo motivo è necessario un chiarimento urgente ai massimi livelli perché altrimenti ciò potrebbe configurare in taluni casi il rischio di violazione al diritto alla salute. Quello che si sta verificando era stato già preannunciato dall’Ordine dei medici quando erano usciti fuori il risultati della indagine e la conseguente trasmissione alla Corte dei conti dei nominativi dei medici chiamati a risarcire la sanità.

Poco tempo fa lo stesso presidente dell’Ordine, Massimo Buscema aveva criticato le procedure adottate per risalire ai medici che secondo gli inquirenti avevano effettuato, una iperproduzione di prescrizioni. Buscema aveva chiesto la istituzione di una commissione col compito di effettuare controlli incrociati tra i dati oggetto dell’indagine e le prescrizioni effettuate per appurare chi realmente aveva violato le norme sulle prescrizioni in assenza di dati clinici e di radiologie.

Secondo quanto era emerso al termine di ripetute riunioni la commissione si sarebbe dovuta presto insediare all’Asp e procedere alle verifiche di quanto accertato nell’indagine. Finora, però, questo organismo, che avrebbe già individuato i suoi componenti, non si è insediato. Il risultato è però una drastica riduzione delle prescrizioni che se da un lato favorisce una conseguente riduzione del costo pagato dall’Asp per i farmaci, dall’altro rischia di tradursi in una violazione del diritto alla salute, norma sancita dalla nostra Costituzione.

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Redazione Fedaisf

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