Sprechi in sanità, non solo farmaci. N.d.R.

Sprechi in sanità, non solo farmaci. N.d.R.

Sprechi in sanità: dai letti che non entrano negli ascensori agli anestesisti che fanno gli infermieri

Infermieristicamente – 14/10/2019 di Elsa Frogioni

I social spesso offrono informazioni in tempo reale, oppure spunti di riflessione. Come il post su Facebook di Lorenzo Tosi collega infermiere presso il 118 Centrale Unica Emilia Ovest ed elisoccorso.

Il tema è quello degli sprechi in sanità, dovuti ad “errori gestionali silenti”imputabili spesso a decisioni inappropriate di alcuni dirigenti, quasi mai chiamati a risponderne, oppure dalla mancata volontà politica di realizzare cambiamenti organizzativi con l’idoneo impiego dei professionisti. Ora l’unico cambiamento osservabile è che il vaso di pandora si è incrinato e questa “malasanità” sommersa si va svelando.

Lorenzo Tosi, durante la partecipazione ad un evento formativo sanitario ha avuto l’opportunità di ascoltare la seguente discussione.

Di seguito il post:

Ad un congresso nel mondo Sanitario…

Moderatore: cosa in sanità, secondo voi, porta ad uno spreco di risorse?

Persona 1: nel mio Ospedale i letti per il Reparto di ortopedia comprati e mai usati perché non passano nell’ascensore!! Moderatore: bene, altri esempi?

Persona 2: da me è stato chiuso il reparto di maternità, nonostante i locali fossero stati da poco rinnovati e tinteggiati. Le attrezzature in dotazione (fra cui una vasca per il parto in acqua e alcune incubatrici) sono rimaste inutilizzate!

Moderatore: interessante! Altri?

Persona 3: da noi succede spesso la ripetizione degli esami pre-ricovero: ad esempio i pazienti in attesa di intervento chirurgico spesso ricoverati per effettuare tutte le visite e gli esami preoperatori, salvo poi essere rimandati a casa perché la data dell’intervento viene spostata e così, a distanza di alcuni mesi, il cittadino deve ripetere tutti gli esami.

Moderatore: capisco. Vedete? Tanti sprechi di risorse. Utilizziamo male quello che abbiamo. Ma vedo un’altra mano alzata. Lei? Mi racconti qual è nel suo Ospedale la risorsa sprecata?

Persona 4: si be da me l’emergenza territoriale è svolta da anestesisti che intervengono, chiamati dall’Infermiere che dovrebbe avere i farmaci ma non glie li forniscono, per un glucosio al 33% in un paziente con 40 mg/dL di glicemia. Mentre i volontari intervengono da soli su uno shock anafilattico, perché i due unici sanitari sono entrambi sullo stesso servizio. Lo spreco è la vita delle persone… è usare gli anestesisti a fare gli Infermieri e i volontari a fare gli anestesisti.

Moderatore: ….sono senza parole…


N.d.R.:

Nel 2017 il Servizio sanitario Nazionale ha sprecato oltre 21 miliardi di euro, quasi un euro su cinque. Lo ha calcolato la Fondazione Gimbe nel suo rapporto sulla sostenibilità. Vengono aggiornate le stime sull’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017 – si legge nel documento, – 21,59 miliardi di euro erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (6,48 miliardi), frodi e abusi (4,75 miliardi), acquisti a costi eccessivi (2,16 miliardi), sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (3,24 miliardi), complessità amministrative (2,37 miliardi), inadeguato coordinamento dell’assistenza (2,59 miliardi)”. Stime preliminari dimostrano che il 19% della spesa pubblica, almeno il 40% di quella out-of-pocket (spesa privata) ed il 50% di quella intermediata (da fondi o assicurazioni) non producono alcun ritorno in termini di salute. (Salute e benessere)

Da gennaio a giugno 2019 i casi di corruzione riportati dalla stampa sono stati 387 in tutta Italia e le regioni che registrano il maggior numero di casi sono Lombardia, Sicilia e Campania. I tre settori più critici: Pubblica Amministrazione, sanità e politica. Quello che colpisce di più è il fatto che proprio questi tre settori – così cruciali nella vita di tutti noi – da soli rappresentino quasi i 2/3 dei casi riportati dai media. E addirittura 1 caso su 3 è relativo ad appalti pubblici. Questo dimostra nuovamente quanto alto sia il rischio di corruzione in un settore tanto delicato come quello dei lavori pubblici (Transparency International Italia)

La corruzione in sanità viene stimata nel nostro Paese in 23,6 miliardi di €.

Il Prof. Paolo Esposito dell’Università del Piemonte Orientale ha messo a confronto le due “legislazioni anticorruzione” ovvero la 231/2001 e la 190/2012. L’impressione che ne ha derivato è che la legge anticorruzione e i decreti delegati non hanno tracciato con chiarezza modalità applicative in favore degli operatori, né inciso in termini di repressione o prevenzione dei fenomeni corruttivi questo soprattutto in mancanza di una diffusa cultura e formazione manageriale. Inoltre, la legislazione non ha inciso sulla scelta di manager capaci di gestire la sanità facendo gli interessi del solo Sistema pubblico.
Guardando all’esperienza della scarsa efficacia dell’applicazione della legislazione il rischio è che si continui “a fare come quel tizio che cercava le chiavi sotto un lampione non perché le avesse perse lì, ma perché quello era l’unico punto illuminato della strada” (Fitoussi, 2013). Bisogna andare a ricercare le cause dei fenomeni corruttivi e analizzare gli stessi, senza limitarsi a guardare solo laddove si conosce continuando a sbagliare. Le risorse ci sono ma prendono una strada sbagliata. (Antonio Magi Sumai)

In tutto questo devastante marasma, l’ANAC che fa? Elabora dei cosiddetti codici anticorruzione che impongono astruse forme burocratiche e formali che non incidono per niente sul fenomeno, ma bloccano lo svolgimento dell’attività lavorativa. Chi vuole corrompere, o essere corrotto, sicuramente sarà più ligio nell’osservare i codici, i più onesti, sfiduciati, sono destinati ad abbandonare il campo, irrimediabilmente inquinato da corruttori e corrotti che modificano il mercato secondo i loro interessi.

Emblematico il caso degli Informatori Scientifici, colpevolizzati per ignoranza. In nessuno dei 387 casi di corruzione in Italia nei primi sei mesi del 2019 ha visto coinvolti ISF, ma in due o tre casi sono stati identificati come ISF: Capi Area, Dirigenti aziendali, rappresentanti venditori. Secondo la legge nessuno di questi ha a che fare con gli ISF. Ma è facile colpire e dare in pasto alla stampa gli ISF, che qualcuno indica come portatori di interessi, distraendo e così lasciare indisturbati i veri portatori d’interessi.

 

 

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