A tutti i colleghi. Riflessioni di Carinci sull’unità della categoria degli ISF

A tutti i colleghi. Riflessioni di Carinci sull’unità della categoria degli ISF

“In silenzio, negli ultimi due anni, se le mie informazioni sono corrette, il numero degli ISF dovrebbe essere passato da 13.400 unità a 11.600 Se queste fossero le stime giuste, il Dr. Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria dovrebbe riconsiderare le sue espressioni (5.000 assunzioni).

Per di più il peso economico dei contratti risolti è decisamente superiore a quello dei nuovi assunti.

Si è fatta quindi una bella figura con poca spesa.

Abbiamo perduto ventimila colleghi in pochi anni, ma nessuno è mai andato con i tamburi fuori le porte del potere per denunciare le ingiustizie: paradossali e violente.

Paradossali per la positività dei bilanci, unico settore in Italia.

Violente perché togliere un posto di lavoro è azione stigmatizzabile, cattiva e moralmente feroce.

Il governo, i partiti politici, i sindacati e noi tutti restiamo in silenzio in attesa del prossimo licenziamento.

Come combattere queste ingiustizie?

Come contrastare questi abusi?

Come ripristinare il senso della vita, dell’essere, del divenire?

Come fare sentire la voce corale?

Con la denuncia e con l’associazionismo.

Più volte, parlando con i colleghi, in nome della mia presidenza FEDAIISF ho trasmesso questo messaggio di unità e di urgenza.

A distanza di tre anni non ho visto reazioni.

Possiamo riaprire il dibattito in rete: ma alla fine di questo dibattito vorrei vedere, prima di lasciare ad altri il timone, diecimila tessere associative e partecipanti, con mezzi ed azioni: per affrontare, con qualche piccola arma, un nemico prepotente, protetto dallo Stato, come se noi fossimo merce in esaurimento ed in saldo.

Ancora non vi siete convinti, che la nostra difesa passi attraverso l’unità della categoria?

Avete altre idee per bloccare questa mattanza?

Avete dato forza e partecipazione alle RSU?

Oppure vi siete accontentati di un commento su facebook ripetuto e colorito, a placare la coscienza attraverso lo sfogo?

Non so cosa voi pensiate: lo sapremo se avrete voglia di commentare e programmare – praticamente – le azioni future. Realistiche e possibili.

Acquisiremo ogni suggerimento, che abbia, come obiettivo primario, la sopravvivenza della nostra professione.

Nel nostro sito Fedaiisf scrissi un redazionale: “Chiamata alle armi”

Lo ripropongo solo con il titolo, perché è già fortemente esplicativo.

Sono certo di avere diecimila condivisioni, che raggiungeranno ventimila medici e decine di migliaia di amici.

Sono certo – anche – che i palazzi del potere, che ci considerano granello di polvere cominceranno a verificare, che nonostante le pulizie giornaliere quella polvere si infiltrerà in ogni angolo dei loro vestiti.

Di sartoria, naturalmente.

Colleghi, bombardate l’web, ma non limitatevi a quello.

Ci lasciano disquisire perché la giacca e la cravatta ed il nostro mestiere sono garanzie di eleganza, di linguaggio civile, di moderazione, di educazione di base, di proteste accennate.

Forse, dovremmo cominciare a modificare questa immagine romantica per combattere la sopraffazione e gli attentati continui e squallidi alla nostra dignità di uomini, di esseri umani, di lavoratori, di padri di famiglia.

Per la garanzia di un futuro.

Farlo da soli – però – sarebbe inutile e certamente perdente.”

Cordialmente

Fabio Carinci

Notizie correlate: Persi 13400 posti di lavoro in sette anni. Il sindacato tra incudine e martello (14 feb, 2014)

Lettere alla redazione. Alderisi e le esternazioni del dottor Scaccabarozzi. (20 feb, 2014)

N.B.: L’immagine del titolo si riferisce alla manifestazione tenuta a Roma il 19 gennaio 2008 contro i licenziamenti di massa degli ISF. Vi parteciparono 5.000 Informatori provenienti da tutt’Italia. Ci fu un’altra manifestazione analoga nel 1994 a cui parteciparono 6.000 ISF

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