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Agenas: in ritardo quasi 2 milioni di visite ed esami nel 2026

I tempi di attesa massimi sono direttamente correlati alla durata massima delle agende di prenotazione.

Le prestazioni di visite mediche che, complessivamente in Italia, durante il primo quadrimestre 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono state pari a 1.225.915. Per quanto per gli esami diagnostici, quali ecografie, risonanze e tac quelli effettuati fuori tempo massimo sono stati 688.543. Per un totale di 1.914.458.

A fornire l’elaborazione sulla base dei dati contenuti nella nuova piattaforma sulle liste d’attesa è l’Agenas. Il calcolo è relativo a tutte le classi di priorità (Urgente, Breve, Differita e Programmata) prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate. (Fonte Fimmg)


Il Direttore Generale di Agenas, Angelo Tanese, alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci, ha presentato alla stampa la nuova Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa.

L’iniziativa rappresenta un importante passo avanti nel percorso di monitoraggio, trasparenza e governo dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, attraverso uno strumento digitale nazionale a supporto delle Regioni e dei cittadini.

Per un’analisi approfondita dei dati si rimanda alla Piattaforma disponibile al seguente link: https://www.portaletrasparenzaservizisanitari.it/pnla/

Comunicato stampa PDF Logo (pdf);
Scheda PNLA PDF Logo (pdf);
Elenco prestazioni monitorate PDF Logo (pdf);
Slide PDF Logo (pdf);

La Piattaforma Nazionale delle Liste d’attesa segna uno spartiacque strutturale per il Servizio Sanitario Nazionale: oggi abbiamo dati che prima non avevamo. La PNLA consente per la prima volta di leggere e analizzare le liste d’attesa in modo sistematico, trasformando i dati in uno strumento di monitoraggio che guida le azioni di miglioramento e ne misura gli impatti.

Ogni 3 mesi Agenas pubblicherà un bollettino ufficiale per aggiornare l’opinione pubblica, i media e le istituzioni sull’andamento delle liste d’attesa e sull’efficacia degli interventi messi in atto dalle Regioni. (Fonte AGENAS)


Secondo Cittadinanzattiva nel corso del 2025 i cittadini segnalano ancora numerose criticità sul rispetto dei tempi di attesa, in aumento rispetto al 2024 e diffuse su tutto il territorio. In particolare, in quasi due casi su tre i cittadini parlano di tempi lunghi e non rispettosi dei codici di priorità e in più di un terzo dei casi di agende chiuse o bloccate.  Per gli esami diagnostici nel 2025, oltre la metà segnalava il mancato rispetto del codice di priorità, e il 40% delle visite specialistiche urgenti non veniva erogata entro i tre giorni stabiliti dalla legge.
Secondo molti, i dati sono falsati dal fenomeno delle liste di attesa chiuse. I tempi di attesa massimi sono direttamente correlati alla durata massima delle agende di prenotazione. Se l’Azienda sanitaria locale “x” apre le agende per 365 giorni, il tempo di attesa massimo rilevabile, in data T0 (tempo zero) è pari a 365 giorni. Se, di contro, come disposto dall’art. 1, comma 282 della Legge 266/2005, le agende di prenotazioni rimangono aperte sine die, i tempi di attesa rilevabili, quali dati reali ed incontrovertibili, sono pari alla data di prenotazione attribuita al cittadino prenotante.
Chiariamo, ulteriormente, il concetto. Se un cittadino accede al CUP per prenotare una prima visita dermatologica e le agende sono aperte per un semestre, il tempo massimo di attesa sarà di 180 giorni. Le agende si satureranno presto e molti cittadini non otterranno data di prenotazione alcuna. Alcuni verranno invitati a riprovare nei prossimi giorni, altri verranno inseriti in liste di attesa parallele (work list, liste di galleggiamento, pre-liste, etc.) i cui numeri non saranno noti e, comunque, non saranno oggetto di monitoraggio. Un’agenda aperta per tre mesi dimostrerà che le liste d’attesa saranno solo di tre mesiIn alcune regioni italiane (Abruzzo), è stato rafforzato l’obbligo di apertura delle agende di prenotazione al 31.12.2030, in pieno ossequio della normativa vigente. In tante altre, le agende continuano ad essere aperte nel breve periodo.

La pratica delle “agende chiuse” (o sospensione delle prenotazioni) è vietata per legge (Legge 266/2005, art. 1, comma 282). Se il CUP nega un appuntamento dichiarando l’agenda chiusa, ci sono diritti specifici e si può esigere la prestazione.

Se ci si trovqa in questa situazione, seguire questi passi per tutelarsi:

  1. Richiedere prova scritta: Pretendere dal CUP o dalla struttura sanitaria un documento scritto o un’attestazione di impossibilità a prenotare nei tempi previsti dalla classe di priorità.
  2. Contattare l’Azienda Sanitaria: Inviare un reclamo formale (preferibilmente via PEC) al Responsabile Unico Aziendale per le Liste di Attesa della ASL/AUSL di riferimento, allegando l’attestazione del CUP.
  3. Esigere l’alternativa: L’ente è tenuto a garantire la prestazione nei tempi prescritti (es. 72 ore per urgenze, 10 giorni per visite brevi, 30/60 giorni per differibili). Possono offrirti l’esame in un’altra struttura pubblica o convenzionata.
  4. Richiedere l’Intramoenia: Se non possono offrire alternative, la struttura deve autorizzare a effettuare la visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (privata) all’interno dell’ospedale, pagando solo il costo del ticket (se non esente).

Per avviare la procedura di tutela, si possono scaricare i modelli di diffida e trovare assistenza dedicata tramite le associazioni dei consumatori, ad esempio consultando la pagina di Altroconsumo o le FAQ del Ministero della Salute.

Nel caso in cui le liste, non solo sforino i tempi previsti per legge, ma siano effettivamente chiuse, la normativa prevede sanzioni amministrative da 1.000 a 6.000 euro per i responsabili delle violazioni relative alla sospensione delle prenotazioni.

Sempre secondo Cittadinanzattiva nel monitoraggio Agenas «non ci sono dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili».

 

Redazione Fedaisf

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