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Allarme delle Regioni. Decremento 2,2 mld di euro rispetto all’anno 2020 per la sanità nel 2021 e criticità per i bilanci regionali

Fedriga: "Senza interventi dello Stato non riusciremo a garantire ulteriori costi pandemia e dovremo aumentare le tasse a cittadini e imprese”

Risorse per la sanità nel 2021 e criticità per i bilanci regionali: Regioni incontrano i capigruppo di Senato e Camera. I problemi sul tappeto e le proposte

Martedì 16 novembre 2021 – Comunicato Conferenza delle Regioni e Province Autonome

Roma, 16 novembre 2021 (nota per la stampa) La progressiva estensione dello stato di emergenza per la gestione della pandemia che interessa l’intero anno 2021, e che potrebbe proseguire anche nel 2022, ha determinato un volume significativo di costi aggiuntivi, a partire da quelli relativi all’attuazione del Piano vaccinale nazionale, che non possono ricadere solo sui sistemi sanitari regionali che hanno già compiuto uno sforzo notevole per assicurare l’equilibrio dei bilanci dell’anno passato.

COME È STATA AFFRONTATA SUL PIANO FINANZIARIO L’EMERGENZA COVID-19 NEL 2020
L’inizio della pandemia ha comportato a carico dell’esercizio 2020 un notevole incremento dei costi a causa della necessità di attuare le misure eccezionali di contrasto all’emergenza Covid-19.
Tali costi sono stati coperti con
a) risorse stanziate dai Decreti emergenziali (D. n. 14/2020, D.L. n. 18/2020, D.L. n. 34/2020, D.L. n. 104/2020)
b) i rimborsi previsti dal Commissario Straordinario
c) risorse straordinarie derivanti dall’utilizzo di Fondi europei e del cd. “Payback farmaceutico 2018”.
Va considerato poi che nel 2020 l’interruzione di gran parte delle attività sanitarie programmate (prestazioni ed interventi non urgenti etc.) durante la prima ondata pandemica ha comportato minori costi, rendendo disponibili i corrispondenti finanziamenti per la copertura della gestione pandemica.
LA SITUAZIONE NEL 2021
Nel 2021 si è dovuto affrontare insieme:
a) la gestione dell’emergenza pandemica;
b) la campagna vaccinale;
c) la ripartenza delle attività sanitarie programmabili ed il recupero dell’arretrato.
Di contro le risorse nazionali stanziate per l’anno 2021 per fronteggiare la pandemia e per sostenere la campagna vaccinale sono risultate in sensibile riduzione rispetto all’anno 2020: si è infatti registrato un decremento 2,2 mld di euro rispetto all’anno 2020.
A tutto ciò va aggiunto che nell’anno 2021:
– non è stato possibile – come è accaduto nel 2020 – l’utilizzo di alcune risorse straordinarie per far fronte alla gestione emergenziale, quali il ricorso ai Fondi Europei (FESR e FSE), e si è potuto contare solo in parte sui rimborsi dalla Struttura Commissariale e dal Dipartimento della Protezione Civile.
– il lockdown e la chiusura totale o parziale di molte attività economiche ha comportato minori entrate per le Regioni.
IN COSA È CONSISTITO L’IMPEGNO DELLE REGIONI
Le Regioni e le Province autonome hanno compiuto uno sforzo enorme per:
– assicurare una organizzazione sanitaria in grado di fronteggiare una delle più gravi emergenze sanitarie mondiali mai verificatesi;
– concretizzare una rapida vaccinazione di massa;
– mantenere nel contempo le diverse prestazioni sanitarie non procrastinabili;
– riavviare gradualmente la produzione sanitaria ordinaria.
LA RICHIESTA DELLE REGIONI E IL RISCHIO DEL SERVIZIO SANITARIO
Le Regioni considerano indispensabile poter disporre di un volume di risorse adeguato per coprire le spese sostenute nella gestione pandemica e per la campagna vaccinale.
In caso contrario, il sistema sanitario pubblico, che è stato in grado di raggiungere degli ottimi risultati anche in un frangente di massima criticità, si troverà in una difficile situazione finanziaria i cui effetti determineranno un’inevitabile riduzione del volume e della qualità dei servizi sanitari.
I COSTI PER LA GESTIONE PANDEMICA NEL 2021
Secondo le stime – elaborate dalle Regioni – i costi emergenziali Covid-19 dell’anno 2021 sono pari ad un volume di 8,078 miliardi di euro (il costo medio pro capite a livello nazionale è pari a 135,45 euro), solo in parte coperti dalle risorse stanziate dal Governo con i Decreti emergenziali.
All’elevato volume dei costi sostenuti nell’anno in corso per la gestione della pandemia e della campagna vaccinale, non corrisponde un equivalente incremento del livello di finanziamento 2021, ma una riduzione delle risorse emergenziali stanziate, alla quale si aggiunge l’indisponibilità delle risorse straordinarie utilizzate nel 2020.
IL RISCHIO CHE CORRIAMO
Per questo motivo è indispensabile mettere a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale ulteriori risorse fino ad arrivare ad un livello di finanziamento 2021 proporzionato rispetto al volume dei costi emergenziali sostenuti dalle Regioni e dalle Province autonome.
Diversamente la situazione finanziaria nella maggior parte delle Regioni si prospetta il concreto rischio di compromissione degli equilibri dei bilanci sanitari.
Tra l’altro va ricordato che le Regioni sono tenute al rispetto dell’equilibrio di bilancio e in caso di squilibrio economico-finanziario della parte sanitaria obbligatorie (Legge n. 311/2004 all’articolo 1, comma 174) devono essere adottati immediati interventi per il ripiano del disavanzo:
– applicazione nella misura massima prevista dalla vigente normativa dell’addizionale IRPEF
– maggiorazione dell’aliquota dell’IRAP
– divieto di effettuare spese non obbligatorie.
E’ evidente che, nel momento in cui il settore sanitario è impegnato nella gestione di una grave emergenza sanitaria, è indispensabile scongiurare il verificarsi di questa grave situazione.
LA PROPOSTA DELLE REGIONI AL PARLAMENTO E AL GOVERNO
Appare urgente un intervento normativo – già in sede di conversione in legge del Decreto fiscale (DL 146/2021) – che consenta il completo superamento delle perimetrazioni attuali e l’utilizzo flessibile delle risorse emergenziali, sia con riferimento alle quote non utilizzate dei finanziamenti emergenziali di competenza dell’anno 2020 (accantonate da diverse regioni per poter essere impiegate nell’anno in corso) sia con riferimento ai finanziamenti dell’anno 2021.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ritiene:
1) necessario che le risorse stanziate per finanziare le misure emergenziali possano essere utilizzate con il solo vincolo dell’impiego a copertura di spese sostenute per la realizzazione degli interventi destinati a fronteggiare l’emergenza Covid-19, superando i vincoli specifici e frammentari che inaspriscono la descritta situazione di difficoltà;
2) stabilire il principio secondo il quale le spese “straordinarie” sostenute per la gestione di un’emergenza sanitaria “straordinaria” non possono essere finanziate a valere sulle risorse ordinarie, ma devono essere coperte attraverso risorse appositamente stanziate.
L’INCREMENTO DEL LIVELLO DI FINANZIAMENTO DEL FABBISOGNO SANITARIO NAZIONALE NEL TRIENNIO 2022-2024 PUÒ VANIFICARSI SE NON SI INDIVIDUANO SOLUZIONI CONCRETE PER IL 2021
Le Regioni valutano positivamente l’incremento del livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard a valere per il triennio 2022-2024 previsto dalla manovra economica, ma c’è il rischio che tutto si vanifichi se non si parte oggi con il piede giusto per cui è prioritario ed indispensabile individuare soluzioni alle problematiche esposte a partire dall’anno 2021.
Occorre, tra l’altro, considerare che con l’incremento del finanziamento 2022-2024 bisognerà fra fronte alla necessità di disporre delle risorse necessarie per incrementare e/o stabilizzare il personale reclutato durante la fase emergenziale, dare attuazione alla fase interpandemica del Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023, provvedere direttamente all’acquisto dei beni sanitari che nel 2022 la Struttura Commissariale non provvederà più a fornire.

Notizie correlate: Fedriga: “Insostenibili i costi dell’epidemia a carico delle Regioni, rischio disavanzo” 

Documento programmatico. Il Governo incrementa di 6 miliardi il fondo alla sanità in tre anni

Rapporto GIMBE: a rischio sostenibilità il nostro SSN

Gimbe. Download Rapporto integrale

 

Gimbe. Video: 10 anni di tagli

SNAMI. Riforma della medicina generale: un salto nel buio

Nota:

Dal 2010 a oggi il finanziamento rispetto al PIL è costantemente calato (secondo i dati Istat qui consultabili). Dieci anni fa, 105,6 miliardi di euro corrispondevano al 7 per cento della ricchezza nazionale; i 114,5 miliardi di euro del 2019 al 6,6 per cento. Un taglio, in valori rapportati al Pil, dello 0,4 per cento. Nel documento Programmatico del Governo si dice che la spesa sanitaria in rapporto al PIL si attesta in media sul 6,8% nel quinquennio 2017- 2021 (7,5% nel 2020 a causa degli interventi in ambito sanitario adottati per contrastare l’epidemia da Covid-19 e a causa della caduta dei livelli di PIL). Secondo la Fondazione Gimbe è mancata la cifra di «37 miliardi di euro»

 

 


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