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Allarme Farmindustria. La produzione farmaceutica è a rischio già dai prossimi mesi

Evento Farmindustria dal titolo “Innovazione, investimenti, competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”

Industria farmaceutica disperata. “La crisi energetica mette a rischio i medicinali”

Il presidente di Farmindustria avverte: tra crisi in Medio Oriente, rincari energetici e dipendenza da Cina e India, la produzione farmaceutica è a rischio. Costi in forte aumento e approvvigionamenti instabili minacciano la disponibilità dei farmaci già nei prossimi mesi

Huffington Post – 15 aprile 2026 (estratto)

Non c’è più tempo. Lo dice a chiare lettere Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che nella giornata in cui si celebra il Made In Italy, non ha voluto indorare la pillola: “La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in 4 anni (dopo l’Ucraina e la crisi del mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione.

Video – Farmindustria – Innovazione, investimenti, competenze

In occasione della Giornata del Made in Italy, dagli esperti presenti all’evento Farmindustria dal titolo “Innovazione, investimenti, competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”, ci sono note positive ma giungono anche note cupe, legate al momento storico dell’intero pianeta.

Il settore continua ad essere uno di quelli trainanti per l’economia italiana. Ma inevitabilmente fa i conti con le difficoltà dello scenario geopolitico mondiale, che cambiano strutturalmente il quadro competitivo e richiedono politiche per rimanere attrattivi e capaci di continuare a crescere.
Secondo Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria,

“lo scenario globale appare sempre più incerto e complesso. Da un lato l’intraprendenza della politica statunitense per attrarre investimenti e riequilibrare il finanziamento mondiale dell’innovazione, che ha portato a provvedimenti come l’ordine esecutivo Most Favored Nation (MFN), in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in USA. Queste misure rappresentano un vero punto di svolta per la capacità dell’UE e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria. Negli ultimi mesi hanno già portato ad accordi con alcune fra le più importanti aziende e annunci per 400 miliardi USD di investimenti negli USA nei prossimi 5 anni. Un’evoluzione che mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi in meno nello stesso periodo”.

La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in 4 anni (dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20%, da sommare all’incremento del 30% dal 2021 a oggi che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica, considerando anche il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (74%) e di altre materie prime, packaging e imballaggi; infine, l’enorme balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica.

Basti pensare che ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina e che il 30% degli studi clinici globali viene avviato in Cina. Continua Cattani:

“Si tratta di fenomeni destinati a durare. Mentre USA, Cina, Emirati Arabi, Singapore, Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti – 2.000 miliardi di dollari nel mondo in R&S nei prossimi 5 anni – competenze, tecnologia, l’Europa continua a perdere terreno, spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l’industria farmaceutica. Ora più che mai è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali, che non si fermano ad aspettare, e per continuare a garantire gli stessi livelli di welfare e benessere”.

“Puntare sull’innovazione non è mai stato opzionale e tanto meno lo è adesso”

conclude il Presidente di Farmindustria. Innovazione che si sviluppa tanto negli impianti industriali quanto nei laboratori di Ricerca e nei centri clinici, che sono un’eccellenza made in Italy, peculiare dell’industria farmaceutica e delle Scienze della Vita.

Farmindustria ha lanciato un Manifesto per la Ricerca partendo dal presupposto che “dove si fa ricerca, si cura meglio”. L’obiettivo è proporre azioni concrete per potenziare la ricerca preclinica e clinica in Italia — asset fondamentale per migliorare cure, competenze e sostenibilità del SSN — in un settore in cui l’Europa sta purtroppo perdendo terreno a vantaggio di competitor come USA e Cina.

A conferma di questa tendenza, i dati EFPIA evidenziano che, nonostante l’aumento globale dei trial clinici, tra il 2013 e il 2023 l’Europa ha perso il 10% della propria quota di studi; una contrazione che si traduce nella perdita di circa 60.000 opportunità di accesso a cure sperimentali per i pazienti europei. Il rischio del mancato adeguamento alla velocità del cambiamento sta nel lasciare spazi ad altri hub che in pochi anni avranno un vantaggio competitivo non facilmente recuperabile.

LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo all’evento, ha evidenziato il lavoro avviato dal governo per costruire una politica industriale integrata, anche attraverso un tavolo interministeriale con il ministero della Salute.

“È necessario che l’Europa riduca nel tempo la dipendenza da altri attori”, ha affermato, richiamando la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

Urso ha inoltre sottolineato il contributo del settore alla tenuta dell’export: “L’industria farmaceutica ha guidato la resilienza delle esportazioni italiane”, con una crescita verso gli Stati Uniti del +7,2%. E, in questo quadro, ha ribadito il valore dell’“economia della salute”, che “è uno dei principali nuovi asset strategici del Paese”.

COMPETITIVITÀ, IMPRESE E SISTEMA PAESE

Dal lato industriale, Lucia Aleotti, vicepresidente per il Centro Studi Confindustria, ha ricordato come la forza dell’economia italiana sia stata sostenuta dalla capacità di esportazione delle imprese.

“I governi non sono più solo arbitri, ma anche giocatori”, ha osservato, evidenziando il cambiamento delle dinamiche globali.

In questo contesto, il rapporto tra imprese e sistema Paese diventa decisivo: “La competitività delle imprese è fondamentale perché senza imprese non ci sono ospedali, pensioni, scuole”.

Aleotti ha inoltre ribadito che l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, insieme ai vincoli sui prezzi, rappresenta tuttavia una criticità crescente anche per il settore farmaceutico.

ACCESSO AI FARMACI E SOSTENIBILITÀ

Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale, ha invece posto l’accento sull’equilibrio tra accesso alle cure e sostenibilità del sistema. Tra le misure adottate, il fondo da 100 milioni di euro per antibiotici reserve, ovvero destinati a infezioni da germi multiresistenti.

Mennini ha inoltre evidenziato i limiti degli strumenti attuali: “Tetti di spesa e payback non sono strumenti che garantiscono effetti positivi nel lungo periodo”, sottolineando la necessità di basare le scelte su evidenze scientifiche solide e “non è accettabile che l’accesso a farmaci e tecnologie sia diverso tra le regioni”.

IL RUOLO DELLA RICERCA E LA SFIDA EUROPEA

Cattani infine ha richiamato il valore strategico della ricerca, ricordando che “dove si fa ricerca, si cura meglio”. Tuttavia, tra il 2013 e il 2023 l’Europa ha perso il 10% degli studi clinici, con circa 60.000 opportunità in meno per i pazienti.

Dal confronto è quindi emerso con chiarezza come l’industria farmaceutica rappresenti uno dei pilastri del Made in Italy, capace di coniugare crescita economica, innovazione e tutela della salute. Ma in un contesto globale sempre più competitivo, la sfida sarà rafforzare una strategia comune tra istituzioni e imprese.

“O ci si adegua alla velocità del cambiamento o nell’arco di pochi anni altri hub avranno un vantaggio competitivo non facilmente recuperabile”, ha avvertito Cattani.

Un messaggio che riassume il senso dell’intera giornata: senza una visione condivisa e interventi tempestivi, il vantaggio competitivo costruito negli anni rischia di ridursi.

(Fonte: Focus Start Magazine)


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Redazione Fedaisf

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