ANAC precisa: i Responsabili Anticorruzione condannati o indagati non sono dipendenti ANAC

ANAC precisa: i Responsabili Anticorruzione condannati o indagati non sono dipendenti ANAC

Riceviamo e pubblichiamo


Scrivo in merito all’articolo “ANAC. Responsabili anticorruzione condannati o sotto inchiesta giudiziaria”, pubblicato su fedaiisf.it e a sua firma,  per rappresentarle che, come specificato nella precisazione a firma del Presidente Cantone, pubblicata sulla versione cartacea dell’edizione di ieri del Corriere della Sera, sul sito del quotidiano e sull’home page dell’Autorità medesima, i Responsabili della prevenzione della corruzione non sono dipendenti dell’Anac né possono essere in alcun modo riconducibili a essa, dal momento che sono dirigenti nominati dalle Pubbliche amministrazioni cui appartengono e alle quali sono tenute a rispondere del loro operato.

Ne consegue che definirli “Responsabili dell’Anac”, come già smentito, affermare che “se questa è l’ANAC, non stupisce affatto che l’Italia sia il paese più corrotto d’Europa” e soprattutto che l’inchiesta giornalistica “svela alcuni aspetti dell’ANAC”, sia erroneo e gravemente lesivo dell’immagine dell’Autorità.

Con la presente Le chiedo pertanto, come già fatto ieri tramite la sezione “Contatti” del sito, di rimuovere quanto prima dal suddetto articolo, nel titolo e nel corpo del testo, qualunque riferimento all’Autorità nazionale anticorruzione che non sia fattualmente riscontrato.

Certo della sua collaborazione le auguro una buona giornata.

Cordialmente


N.d.R.: Prendiamo volentieri atto delle precisazioni e dell’estraneità dell’ANAC nei casi indicati dalla Gabanelli sul Corriere della Sera. Concordiamo pienamente col Presidente Cantone quando afferma che “È però giusto ricordare che le amministrazioni tenute a nominare un Rpc sono almeno 15 mila.
Ci possono essere certamente mele marce (e non sono mancati persino casi di arresti di Rpc) ma va evidenziato anche che sono tanti coloro che stanno provando a vincere una sfida difficilissima; quella di imporre i valori dell’anticorruzione dall’interno, senza aspettare indagini, manette ed agenti provocatori“.

Abbiamo pertanto “corretto” le imprecisioni riportate.

Ciò nonostante il nostro giudizio sul Codice ANAC nei confronti degli ISF non cambia. Noi avevamo chiesto un incontro con ANAC per spiegare la nostra posizione e per aiutare la stessa ANAC ad adottare linee guida anche più incisive in merito alla prevenzione della  corruzione nella farmaceutica. La nostra fiducia nell’ANAC era totale.

Quando incontrammo alcuni “consiglieri” dell’ANAC, li avvisammo, dicendo loro che con quelle linee guida per la prevenzione della corruzione bloccavano gli ISF e spianavano la strada a tutta una serie di figure non meglio identificate e di cui non conoscevano nemmeno l’esistenza. Non si sono nemmeno peritati di capire com’è fatto un settore che stavano cercando di regolamentare.

Si pensi che quelle linee guida hanno prodotto risultati aberranti. Per esempio all’Ospedale di Parma per poter vedere un medico si doveva inoltrare una domanda scritta che doveva essere valutata da ben sette uffici diversi delle diverse gerarchie ospedaliere. Impossibile prevedere i tempi e programmare qualsisi attività lavorativa per ottenere poi, chissà quando, un appuntamento in un orario in cui il medico era già uscito dall’ospedale per fine servizio. Una beffa! E via libera ai corruttori.

Tali provvedimenti pensiamo siano erronei e gravemente lesivi per noi, per la nostra dignità e per il nostro lavoro.

La nostra categoria ha visto 15.000 ISF licenziati fra il 2007 ed il 2011, se poi non possiamo lavorare siamo destinati all’estinzione. Credo si possa comprendere il nostro disappunto.
Bisogna pensare alle norme “senza il pregiudizio del reato. Le regole si fanno su misura di un paese e di imprese oneste, non si fanno pensando solo ai corrotti”.

 

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