
There Proposta di legge sulla medicina generale, con primo firmatario l’On. Stefano Benigni, è stata presentata oltre un anno fa. Solo oggi viene calendarizzata per la discussione parlamentare iniziata nella seduta del 24/02/26 alla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.
For the Fimmg “la discussione parlamentare può e deve essere un momento costruttivo, capace di coinvolgere maggioranza, opposizione e parti professionali in una ricerca genuina di sintesi. FIMMG è pronta a fare la sua parte, come ha sempre fatto, con competenza e continuità”.
For SNAMI “Si tratta di una norma che rischia di peggiorare ulteriormente la condizione professionale del medico di famiglia, portandolo ad assumere caratteristiche proprie della dipendenza senza però ottenere nemmeno una delle tutele della dipendenza stessa. Dalla lettura del provvedimento emerge con chiarezza un’impostazione che SNAMI ritiene inaccettabile”
La Proposta di Legge (C-2218) a prima firma Stefano Benigni (FI), riguarda le “Disposizioni concernenti l’attività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale”.
Il relatore, On. Roberto Bagnasco, dichiara che “la proposta di legge di cui la Commissione avvia l’esame, è volta a riformare l’attività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale, con il particolare intento di definire i princìpi concernenti le modalità di coinvolgimento dei medici del ruolo unico a ciclo di scelta nel complessivo progetto di attuazione dei nuovi modelli di assistenza territoriale”
Attualmente il “ciclo di scelta” definisce l’attività del medico di medicina generale (medico di famiglia) che opera come medico di fiducia del cittadino, con un massimale di pazienti (fino a 1500) e un compenso basato sul numero di assistiti, garantendo l’assistenza primaria territoriale. I medici di assistenza primaria a ciclo di scelta garantiscono un orario settimanale, spesso suddiviso tra attività in studio (fino a 20 ore) e attività di assistenza primaria.
A differenza dei medici a ciclo di scelta, i medici ad attività oraria (ex continuità assistenziale) coprono turni specifici, specialmente in orari notturni o festivi. È basato su un monte ore stabilito anziché sul numero di pazienti.
Il testo della Proposta di Legge stabilisce che i medici di assistenza primaria garantiscano 38 ore settimanali complessivi, suddivise tra attività a ciclo di scelta svolte nel proprio studio e attività orarie all’interno della rete territoriale, comprese le Case della comunità o le AFT. L’intento è quello di superare la logica della sola quota capitaria, introducendo una parte variabile significativa che lega il reddito al raggiungimento di risultati di salute e alla partecipazione attiva ai programmi territoriali.
L’articolo 1 è il punto chiave. Composto da nove commi, stabilisce il numero di ore settimanali complessive che i medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta, convenzionati con il Servizio sanitario nazionale (SSN) sono chiamati a svolgere, nonché le relative modalità di organizzazione.
In particolare, il comma 1 prevede che, al fine di potenziare l’assistenza territoriale, a garanzia dei livelli essenziali di assistenza (LEA) i medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta, convenzionati con il SSN, in regime di parasubordinazione, garantiscono 38 ore settimanali complessive in aggregazioni funzionali territoriali (AFT) a tempo pieno per lo svolgimento di attività a ciclo di scelta e rapporto fiduciario in favore dei propri assistiti, presso i propri studi o quelli di riferimento dell’AFT, e di attività orarie definite, in coordinamento tra loro, dall’azienda sanitaria, dal distretto sanitario e dalla casa della comunità, svolte con modalità disciplinate dall’accordo collettivo nazionale, per obiettivi di cure primarie e di tutela della salute pubblica, determinati sulla base del quadro epidemiologico, della stratificazione della popolazione di riferimento, della programmazione regionale nonché dei piani e delle linee di indirizzo nazionali del Ministero della salute.
La proposta di legge Benigni stabilisce che per i medici con un massimale non inferiore a 1.500 pazienti, siano previste almeno 20 ore per l’attività a ciclo di scelta e 18 per l’attività oraria.
Per chi ha tra 500 e 1.500 assistiti, si scende a 15 ore per l’attività a ciclo di scelta, mentre per chi ha meno di 500 pazienti, le ore minime sono 10. In tutti i casi, le restanti ore fino al raggiungimento delle 38 sono coperte dall’attività oraria. È facoltativo svolgere ulteriori 6 ore settimanali di attività libero-professionale, fermo restando il raggiungimento degli obiettivi istituzionali.
L’articolo 6 introduce, in sede di prima applicazione della proposta di legge in esame, la facoltà di optare per la permanenza in servizio o per l’accesso anticipato alla pensione (di vecchiaia o anticipata) con corrispondente riduzione del requisito anagrafico previsto. Tale facoltà è riconosciuta ai medici di medicina generale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge ai quali mancano non più di cinque anni per il collocamento a riposo. L’articolo 6 introduce una misura per favorire il ricambio generazionale.
Contrastanti le reazioni dei sindacati medici
Per lo SMI “si tratta di una proposta che instaura, in modo mascherato, un rapporto di lavoro di dipendenza per i medici di famiglia ma priva delle opportune tutele e dello status previsto dalla dipendenza. Se passa pronti tutti alle dimissioni. Già oggi il carico di lavoro ammonta a 40-50 ore a settimana, quindi è difficile prevedere ulteriori 18 ore da dedicare alle Case della comunità”. Lo Smi seguirà da vicino l’iter parlamentare: “Terremo informata la categoria su quello che accadrà. I medici sono gli unici che dovrebbero pronunciarsi in merito all’organizzazione del loro lavoro”, ha dichiarato Pina Onotri segretario generale.
SNAMI. “Dalla lettura del provvedimento emerge con chiarezza un’impostazione inaccettabile, come già avevamo dichiarato lo scorso anno”, afferma Angelo Testa, presidente Snami. Una posizione condivisa da Simona Autunnali, tesoriere nazionale del sindacato, secondo cui la proposta “riassume il peggio dei contratti di convenzione e dipendenza. Una legge che, se portata avanti, provocherà la fuga dei medici di famiglia e aggraverà il già scarso interesse nell’intraprendere questa professione”. Si sottolinea inoltre che qualsiasi intervento normativo “deve essere costruito attraverso un confronto reale con i medici che garantiscono l’assistenza ai cittadini” e avverte che, in assenza di modifiche sostanziali, il sindacato è “pronto a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione e protesta necessarie”.
For the Fimmg “Solo oggi, alla sua calendarizzazione per la discussione parlamentare, assistiamo a prese di posizione critiche da parte di organizzazioni sindacali che in questi mesi sono state, come spesso accade, sostanzialmente assenti dal confronto reale. FIMMG ritiene doveroso prendere le distanze da queste tardive e strumentali dichiarazioni, e farlo con la chiarezza che la situazione richiede”.




