Fedaiisf: violazione del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione? Lettera alla Femca

Fedaiisf: violazione del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione? Lettera alla Femca

Nei giorni scorsi l’Azienda Ospedaliera di Perugia, dove vigeva il divieto di accesso per gli ISF, in seguito ad incontri con la locale Sezione Fedaiisf acconsentiva che gli informatori scientifici potessero accedere alle strutture a condizione che fosse garantita la tracciabilità degli stessi ISF e previo triage all’ingresso.

Fedaiisf ha assicurato che poteva garantire la tracciabilità dei propri iscritti e il comportamento conforme alle norme di sicurezza. All’uopo ha fornito l’elenco degli iscritti, che hanno acconsentito per motivi di privacy, alla Direzione Sanitaria del Nosocomio. Il nostro sito, per inciso, non ha pubblicato nessun elenco.

Non potendo Fedaiisf fare altrettanto per i non iscritti, questi avrebbero dovuto registrarsi presso la struttura ospedaliera per garantire la tracciabilità.

In seguito a ciò l’Azienda Ospedaliera ha emanato la disposizione che abbiamo riportato nei giorni scorsi.

Informati da una collega che mal interpretando il comunicato della Direzione Sanitaria, presa evidentemente da ira furibonda, ha contattato direttamente Zoli, segretario Femca, riferendo che l’accesso all’ospedale era riservato solo agli iscritti Fedaiisf.

Il Segretario della Femca Zoli, senza alcuna verifica e non leggendo evidentemente il comunicato dell’ospedale là dove si dice: “In ogni caso è consentita l’attività di informazione mediante l’uso di mezzi telematici ed è altresì consentito l’accesso, nel rispetto delle disposizioni aziendali che regolamentano gli ingressi in ospedale,” cioè la tracciabilità e il triage (evidentemente come si diceva non ha letto il periodo o non ha capito o non sa che la virgola separa i termini di un elenco), parte lancia in resta e diffonde il seguente comunicato:


Oggi il Presidente Nazionale Antonio Mazzarella ha così risposto:


In risposta alla lettera della Femca CISL, a firma del suo Segretario Nazionale Lorenzo Zoli, indirizzata all’Azienda Ospedaliera di Perugia e per conoscenza a Farmindustria, datata 18 novembre 2020 (Prot.: 349), ci tengo a rettificare le numerose inesattezze in essa riportate.

Va precisato che la Direzione Sanitaria della suddetta Azienda Ospedaliera, nella stessa circolare in questione, ha precisato come, per qualsiasi necessità, sia possibile “rivolgersi al Direttore della S.C. Farmacia”; questi ha dato disponibilità a ricevere chi ne farà richiesta ed ha comunicato che, previo rilascio delle generalità e dell’impegno a rispettare le norme anti Covid19, autorizzerà tutti gli Informatori che vogliano entrare nella struttura. Questa procedura è stata adottata in quanto è volontà della Direzione Sanitaria di avere la possibilità di tracciare chiunque entri in ospedale.

In quest’ottica a Fedaiisf è stato chiesto di fornire le generalità degli Informatori iscritti che accedono alla struttura e la garanzia che da questi vengano rispettate le suddette norme anti Covid19. Noi possiamo garantire per i nostri iscritti; i non iscritti possono provvedere in autonomia a farsi rilasciare un’autorizzazione personale assumendosi la responsabilità di quanto da loro dichiarato. Questo concetto è stato esposto chiaramente oggi dal Direttore della Farmacia durante l’incontro con una delegazione del Direttivo Sezionale di Perugia.

Tutto questo la Femca CISL avrebbe potuto saperlo semplicemente facendo una telefonata al Direttore stesso, evitando così di mettere a rischio tutta l’operazione con il risultato di non permettere più l’accesso ad alcuno.

Veniamo ora al contenuto della lettera.

Innanzitutto FEDAIISF non è “una associazione”, privata o meno, ma è l’associazione che, presente con oltre 40 sezioni su tutto il territorio nazionale, rappresenta tutta la categoria degli Informatori Scientifici, indipendentemente dalla tipologia di contratto che li lega alla loro azienda e dal tipo di prodotto di cui si occupano. Come certamente la Femca CISL saprà, gli Informatori Scientifici possono avere diverse tipologie di contratto, dal CCNL a varie forme di partita IVA. E’ vero che le aziende (ma non tutte) garantiscono per i propri dipendenti ma allora, perché non lo hanno fatto, come ha fatto FEDAIISF, con la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Perugia? Nessuna azienda, o associazione di aziende, del farmaco, del parafarmaco o dei dispositivi medici ha fatto qualcosa per fermare questa tendenza a limitare o impedire l’attività  dell’intera categoria. Se non ci fossimo mossi noi di FEDAIISF, non lo avrebbe fatto nessuno, come del resto accade sin dall’inizio della pandemia. E’ paradossale che un’organizzazione sindacale come la Femca, che ha taciuto fino ad ora nonostante i tanti problemi presenti sul territorio, invece di essere contenta e di collaborare, decida di “scendere in campo” per contrastare l’azione dell’unica struttura che si è rimboccata le maniche per la difesa della dignità e dei diritti dei lavoratori del settore dell’informazione scientifica.

Nella suddetta lettera si fa riferimento alle linee guida della Conferenza Stato Regioni, ma non si tiene volutamente conto del fatto che le stesse linee guida prevedono che la programmazione e la regolamentazione dell’informazione scientifica siano attuate da una commissione in cui deve essere presente anche l’associazione degli ISF, NON il sindacato. In aggiunta, sempre nella suddetta lettera si fa riferimento alla “lista degli ISF (Informatori Scientifici del Farmaco), abilitati alla professione”, che “è quella che le aziende forniscono al Ministero della Salute …”. Ma non esistono solo gli Informatori del farmaco. La maggioranza degli informatori Scientifici presenti sul territorio si occupa di integratori e dispositivi medici. Di questi professionisti non viene fornita alcuna lista al Ministero della Salute o ad AIFA. La Femca ne è a conoscenza? E’ interessata a questo folto gruppo di lavoratori? O, forse, non facendo parte del farmaco e non aderendo al CCNL non meritano le sue attenzioni?

Inoltre si parla di “grave violazione del diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione…”. Premetto che in questo specifico caso non c’è nessuna violazione di nessun diritto. Anzi, c’è palesemente un’azione che ha ottenuto la garanzia di una continuità lavorativa, attività di cui si sarebbe dovuta preoccupare Femca CISL e non un associazione di categoria.

Precisato questo, sarebbe d’uopo far notare a chi rappresenta Femca CISL che lo spostamento della figura professionale dell’ISF dall’area medica all’area marketing del CCNL (nel 2010) e l’ostinazione ad accettare e mantenere a tutt’oggi tale inquadramento rappresentano palesi violazioni delle leggi vigenti (DLgs 219/2006); purtroppo, a questo proposito, mai si è vista una lettera della Femca CISL di protesta contro questa stortura: forse perché è tra i responsabili di tale situazione? Anche l’esistenza di informatori con contratti anomali è un’altra stortura, ma non ho mai visto la Femca CISL muoversi in difesa di questi lavoratori vittime di tale pratica. Qual è il metro di valutazione della Femca CISL nei confronti di questi lavoratori?

Il sig. Zoli si preoccupa della violazione della privacy degli informatori inseriti nell’elenco fornito alla Direzione Sanitaria. Questo elenco, in questo momento di emergenza sanitaria mondiale, ha l’utilità, e la necessità, di rendere tracciabili, come già detto prima, i lavoratori che entrano in quella struttura sanitaria. In merito al concetto di difesa della privacy, crediamo sia utile riportare un recente episodio emblematico del comportamento di alcuni “difensori dei diritti”: in tempi recentissimi, una nota azienda ha reclutato dei medici a cui sottoporre un questionario, dichiarato anonimo, tramite il quale si può venire a sapere quando l’informatore vede il medico, con quale canale e la sequenza di presentazione dei farmaci, e, addirittura, si richiede un giudizio complessivo sull’ISF:  da tutti questi dati si può facilmente risalire all’informatore corrispondente. Questi medici collaborativi vengono ringraziati con l’accesso ad un sito nel quale possono accumulare punti (ottenuti compilando tali questionari) convertibili in prodotti vari. Come mai la Femca CISL non si è preoccupata della privacy degli informatori in questo caso eclatante? Si preoccupa della tutela della privacy solo quando a fare le cose sono gli altri al posto suo? Oppure quando si fa qualcosa che sia a favore della categoria?

La mia speranza è che la Femca CISL possa chiarire, a se stessa prima che a noi, la sua posizione, nei confronti della intera categoria degli Informatori Scientifici e il suo rapporto con essi e non soltanto di chi si occupa del farmaco, e possa quindi decidere di scendere in campo seriamente in difesa di questi lavoratori.

       Antonio Mazzarella

Presidente Nazionale Fedaiisf


Alcuni colleghi iscritti alla Femca CISL si sono dimessi dal sindacato. Ne riportiamo una a titolo semplificativo

 

Related posts

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!