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Applausi per Vergani nei panni di “Cane”, “informatore scientifico” che ha compiti da piazzista

Cane, si presenta come un venditore di sogni artificiali, meglio noto come “informatore scientifico”, che ha compiti da piazzista per convincere i medici a prescrivere determinati farmaci ai loro pazienti, in cambio di un ventaglio di benefit, che vanno dalla crociera ai vini pregiati. I suoi miracoli chimici sono racchiusi nelle confezioni magiche di una nota casa farmaceutica mondiale produttrice di neurolettici e psicofarmaci

Risultati immagini per L’Eternità dolcissima di Renato Cane“Figlio di un cane!”. Un insulto, di norma. Ma non lo è più se, effettivamente, ti chiami “Cane” e fai (manco il contrappasso qui funziona!) una… vita da cane! Più esattamente, l’interessante monologo di Marco Vergani (su testi dell’autrice Valentina Diana per la regia di Vinicio Marchioni), andato in scena fino a domenica scorsa al Teatro Brancaccino di Roma, recava il titolo: “L’Eternità dolcissima di Renato Cane”. In pratica, una particolare riedizione in chiave contemporanea di “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller.

Lui, Cane, si presenta come un venditore di sogni artificiali, meglio noto come “informatore scientifico”, che ha compiti da piazzista per convincere i medici a prescrivere determinati farmaci ai loro pazienti, in cambio di un ventaglio di benefit, che vanno dalla crociera ai vini pregiati. I suoi miracoli chimici sono racchiusi nelle confezioni magiche di una nota casa farmaceutica mondiale produttrice di neurolettici e psicofarmaci. Prodotti facilissimi da vendere, visto lo spessore oggi acquisito dai bisogni farmacologici indotti dallo stress e dal mal di vivere, che sgambetta le esistenze non più lineari di tutti noi.

Un bel frutto avvelenato, insomma, conseguenza della catena di bisogni inessenziali e a-fondamentali che il mostro moderno del consumismo imperante ha dovuto inventarsi per dare pane e lavoro a miliardi di individui a spese dell’ecosistema e, soprattutto, rendendosi responsabile della frantumazione della catena valoriale per cui, non molto tempo fa, la felicità non faceva rima con… “proprietà”! L’up-down (capovolgimento esistenziale) di Cane avviene quando, una bella mattina, lui, felice sposo (?) e padre affettuoso di un figlio adolescente malato di Playstation, scopre due noduli proprio sopra il fegato, segnali inequivocabili del cancro in fase avanzata e, in definitiva, inguaribile, come gli comunica il suo medico di famiglia, che gli anticipa le condoglianze, visto che di lì a qualche mese Cane non sarà più di questo mondo.

Che fare, allora? Beh, per esempio, licenziarsi dalla “Casa dei Sogni” in pillole e scegliersi da solo l’agenzia funebre “Trombe del Paradiso” gestita da un nano, indecente come quello dei truculenti miti popolari, mezzo demone e metà angelo imbroglione. Tanto abile da vendere l’immortalità e così lesto di mani, da ridurre sul lastrico il Cane che, come chiave per l’ingresso nella sua personale, dolcissima eternità, gli consegna incautamente la sua carta di credito, lasciando che il piccolo satiro lo derubi di tutti i suoi risparmi, in cambio della promessa dell’immortalità del suo spirito “canino”.

Tutto andrebbe benissimo, in fondo, se dietro l’angolo il destino (in modo assai curioso, invero) non gli regalasse una prodigiosa guarigione. Senza più soldi e lavoro il mondo di Cane implode e la sua unica consolazione saranno le “pitture schiacciate” che una bimba angelicata scambierà con lui, disegnando assieme al Cane quelle ali di farfalla che lo porteranno proprio lì, dove il suo contratto con lo strano nano ha voluto condurlo. Una “Eternità dolcissima” conquistata a viva forza cavalcando impetuosamente le sue adorate figure alla Rorschach, ora dragone ora sostanza eterea.

Complimenti al bravissimo Vergani, con la speranza di rivederlo presto in qualche altro teatro romano.

di Maurizio Bonanni – l’Opinione – 09/11/2016

Redazione Fedaiisf

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