Ricerca del Financial Times sulla diversità come valore in azienda. Chiesi 68esima.

Ricerca del Financial Times sulla diversità come valore in azienda. Chiesi 68esima.

Financial Times ha condotto con il partner di ricerca tedesco “Statista”, una ricerca per valutare il successo delle aziende nel promuovere tutti i tipi di diversità. Questi includono parità di genere, apertura a tutte le forme di orientamento sessuale, disabilità e un mix etnico e sociale che riflette la società in generale.

Abbiamo esaminato – afferma FT – le prestazioni di 10.000 società private e quotate in borsa che impiegano almeno 50 persone nei seguenti paesi: Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Regno Unito

I leader della diversità 2020 sono stati identificati con un sondaggio indipendente su oltre 80.000 dipendenti nei paesi e settori interessati. Inoltre, Statista ha cercato le opinioni delle risorse umane e degli esperti di assunzione. Un invito a valutare i datori di lavoro è stato pubblicato su FT.com, consentendo ai lettori di FT di condividere le proprie opinioni. A tutti gli intervistati è stata inoltre data la possibilità di valutare altri importanti datori di lavoro nei rispettivi settori.

Per evitare qualsiasi conflitto di interesse percepito, il Financial Times e Statista sono stati esclusi dall elenco delle società idonee a essere classificate. Il sondaggio è stato condotto utilizzando pannelli di accesso online, costituiti da campioni rappresentativi della forza lavoro in ciascuno dei 10 paesi (anche se la sede centrale delle società è indicata nell’elenco per essere altrove).

Senza che gli sia stato detto lo scopo dell’indagine, ai partecipanti è stato chiesto per quale compagnia o istituzione lavoravano. Ai partecipanti al sondaggio è stato inizialmente chiesto in che misura pensavano che il loro datore di lavoro promuovesse la diversità su una scala da zero a 10. Nelle domande successive, ai dipendenti è stato chiesto di esprimere la propria opinione su una serie di dichiarazioni relative a età, genere, etnia, disabilità e orientamento sessuale.

Il tasso di accordo o disaccordo riguardo alle affermazioni è stato valutato dall’uso di una cosiddetta scala di Likert a cinque punti. I sondaggi hanno richiesto in media 6-9 minuti per essere completati nelle ricerche sul campo condotte tra aprile e agosto 2019.

Per riflettere le opinioni dei gruppi sottorappresentati, le valutazioni di donne, anziani e persone etnicamente diverse sono state ponderate in modo significativamente più elevato rispetto ad altre »

FT conclude “Le 700 aziende che hanno ottenuto il punteggio totale più alto hanno stilato l’elenco finale dei leader della diversità, che prevediamo come esercizio annuale. Sappiamo che alcuni metteranno in dubbio la metodologia scelta per questa ambiziosa prima classifica. Il nostro obiettivo rimane quello di incoraggiare le migliori pratiche nella costruzione di luoghi di lavoro realmente diversi e inclusivi”. Financial Times – November 20 2019

La prima industria farmaceutica di questa classifica è Lilly al 20esimo posto, AbbVie è 28esima. Chiesi, prima italiana è al 68esimo posto, prima delle 8 italiane che rientrano nella classifica.

“Riceviamo con orgoglio questo riconoscimento internazionale, simbolo di come la nostra azienda sia già riconosciuta dai propri dipendenti come un luogo in cui la diversità e l’inclusione non sono due semplici concetti ma una realtà tangibile – ha dichiarato in una nota Giacomo Mazzariello, head of Global human resources & organization del Gruppo Chiesi -. Si tratta per noi di un punto di partenza che ci dà un ulteriore spinta verso un miglioramento a livello globale delle nostre politiche volte e garantire a tutti coloro che compongono la grande famiglia Chiesi di sentirsi liberi di esprimere le proprie potenzialità professionali e personali”.


N.d.R.: Dopo essere diventata “società benefit”, continua l’operazione di facciata di Chiesi con il riconoscimento della diversità come valore in azienda. Evidentemente queste valutazioni non tengono conto del licenziamento questa estate, con una crescita dell’11,6% nei primi 6 mesi dell’anno, di 4 ISF per “motivi economici” e di altri 2 ISF in questi giorni con un vergognoso pedinamento.

 

 

Related posts