Scandalo di Parma. Coinvolto infermiere presidente IPASVI. Non di dimette

Scandalo di Parma. Coinvolto infermiere presidente IPASVI. Non di dimette

Presidente indagato non si dimette, lo fanno i consiglieri. Mangiacavalli si schieri per il rispetto della normativa ordinistica.

La cronaca giudiziaria ci consegna una notizia amara per la professione infermieristica. Nel grande scandalo che ha coinvolto la sanità parmigiana e che porta ormai il nome del primario coinvolto – Guido Fanelli – troviamo coinvolto anche il Presidente del Collegio Ipasvi di Parma Matteo Manici.

Il capo d’accusa sarebbe, apprendiamo dalla stampa, peculato. Manici avrebbe preparato per il primario un kit con farmaci e dispositivi dell’ospedale (un defibrillatore, borse per il ghiaccio e farmaci, e dal protettore gastrico a farmaci salvavita, nonché antidolorifici) che Fanelli avrebbe portato a bordo del suo yacht “Pasimafi V” (da qui il nome della maxi inchiesta) per una vacanza in Corsica.

Auguriamo a Manici di chiarire la sua posizione e di uscirne a testa alta dall’accusa di peculato. Nel frattempo non può e non deve rimanere Presidente del Collegio Ipasvi. Leggiamo sulla stampa che sui 13 Consiglieri del Collegio provinciale di Parma si sono dimessi ben 7 colleghi facendo decadere il Consiglio direttivo. I colleghi che si sono dimessi non sono indagati, Manici è indagato e non si è dimesso.

Leggiamo dall’account Facebook di Manici che la stampa esagera, che alcuni dei colleghi dimessi lo avrebbero condannato “in contumacia” e che avrebbero dovuto mostrare nei suoi confronti almeno una “prudenziale solidarietà” per il solo fatto che appartengono alla sua stessa “famiglia professionale”. Manici inoltre ci informa che nulla ha fatto la Federazione dei Collegi fino a oggi nei suoi confronti e che ha scritto al Ministero della salute per evitare elezioni suppletive e commissariamento. Traduzione: Manici non si dimette e vuole anche traghettare un Collegio non funzionante verso il rinnovo del prossimo autunno.

Matteo Manici non esita a farsi scudo della carica ordinistica e rimane incollato alla poltrona incurante del danno di immagine che un presidente indagato porta alla professione infermieristica.

Il Presidente di un Collegio rappresenta la professione infermieristica e non può farlo da indagato per peculato. Per chi viene chiamato a tutelare l’autonomia e l’immagine della professione infermieristica l’accusa che viene posta è decisamente infamante. Ripetiamo: a Manici si contesta di avere sottratto farmaci e apparecchiature che sarebbero stati portati dal primario nel proprio yacth! Non troviamo per chi rappresenta istituzionalmente proprio la voglia di autonomia della nostra comunità professionale, un’accusa più odiosa perché ripercorre la figura ancillare e ossequiosa dell’infermiere nei confronti del medico.

Negli anni in cui proprio il sistema ordinistico si batte per le competenze avanzate la contestazione della procura parmigiana ci riporta nel passato consegnandoci una figura infermieristica che prepara e consegna al proprio primario beni pubblici di cui ha “il possesso” o la “disponibilità” con il solo scopo evidentemente di compiacere il primario.

Se Matteo Manici avesse avuto il senso delle istituzioni avrebbe immediatamente dato le dimissioni, invece di “resistere, resistere, resistere!” a danno dell’immagine di tutta la professione.

Manici ha chiesto una solidarietà di casta che a suo modo di vedere era dovuta solo perché erano colleghi e si lamenta perché non la ha (giustamente) avuta.

La Gazzetta di Parma (Clicca) sintetizza bene l’atteggiamento della maggioranza dei colleghi consiglieri che per protesta nei confronti delle mancate dimissioni di Manici si sono a loro volta dimessi: “Infermieri, Collegio contro Manici”.

[Gazzetta di Parma; 20 maggio 2017]

Se non ci fossero gli organi di comunicazione di massa gli infermieri parmigiani e italiani nulla saprebbero degli eventi: sul sito del Collegio Ipasvi di Parma non compare, ad oggi, alcuna notizia.

L’unica via di uscita la impone la legge ordinistica:

“Se i componenti del Consiglio, nel corso del triennio per cui esso è eletto, siano ridotti per qualsiasi causa, a meno della metà, si procede entro quindici giorni ad elezioni suppletive secondo le norme dei precedenti articoli. I consiglieri eletti in sostituzione di quelli cessati durano in carica sino alla scadenza del predetto triennio.”

Intervenga prontamente e risolutamente la Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi per imporre il rispetto della normativa. Si vada immediatamente alle elezioni suppletive altrimenti si proceda con il commissariamento. Si contrasti la già iniziata “melina” del presidente indagato.

Gli infermieri parmigiani e gli infermieri italiani non possono tollerare di vedere aggiunta illegalità certa (un Consiglio direttivo decaduto che continua a esistere) e illegalità da dimostrare (il peculato contestato all’ormai ex presidente Manici).

Si impedisca al presidente indagato di tenere in ostaggio l’organo di rappresentanza istituzionale di tutti gli infermieri.

Attendiamo fiduciosi l’intervento della Presidente della Federazione Barbara Mangiacavalli.

21/05/2017 – Redazione InfermieristicaMente

Notizie correlate: Fritelli: “Nessun rapporto tra la Provincia e Guido Fanelli”

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