Il Parlamento Europeo approva la legge che protegge il Whistleblower (coloro che denunciano le illegalità dell’azienda per cui lavorano)

Il Parlamento Europeo approva la legge che protegge il Whistleblower (coloro che denunciano le illegalità dell’azienda per cui lavorano)

Whistleblower di tutta Europa, unitevi. Adesso c’è una legge che vi tutela

Il provvedimento mira a estendere le protezioni per tutti i dipendenti di aziende private o di istituzioni pubbliche che intendono rivelare condotte criminose cui assistono dall’interno. Evitando rappresaglie nei loro confronti

Il Parlamento ha approvato con 591 voti favorevoli, 29 contrari e 33 astensioni la cosiddetta “direttiva sul whistleblowing”

LINKIESTA – 17 aprile 2019

D’ora in avanti i whistleblower europei sono al sicuro. O almeno, possono osare di più. Il Parlamento Europeo ha approvato una legislazione (fatta in accordo con i ministri Ue e sarà applicabile dal 2022) che stabilisce regole di portata europea per proteggere gli informatori, sia di aziende pubbliche che private, che riporteranno notizie di infrazioni del diritto comunitario. Lo standard di una normativa completa (che al momento, possiedono solo 10 Paesi, tra cui l’Italia) ora è comune e riguarda diversi settori: appalti pubblici, servizi finanziari, riciclaggio di denaro, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, sicurezza nucleare, salute pubblica, protezione dei consumatori e dei dati. Un ventaglio molto ampio per una questione di grande impatto. I “segnalatori” potranno denunciare evasioni fiscali, sviamento di armi (che richiano di finire in mercati non controllati), mancato rispetto delle normative ambientali, potranno portare alla luce abusi edilizi, manomissioni nei medicinali, maltrattamenti degli animali, solo per fare qualche esempio.

La loro, sostiene il Parlamento Europeo, è un’opera meritoria non solo perché consente di individuare e punire colpevoli che, altrimenti, la farebbero franca. Ma anche perché aiuta a prevenire le violazioni, incoraggiando le aziende a mantenere una condotta più corretta (o, almeno, così si spera).

Secondo uno studio della Commissione europea, l’assenza di una legge di protezione degli informatori provocava, in termini di benefici mancati, un danno che andava da 5,8 a 9,6 miliardi di euro nell’Unione Europea nel suo complesso. E solo per il settore degli appalti pubblici. Una legislazione comune per un sistema di Paesi come l’Europa, intrecciati e collegati per geografia ed economia, risultava necessaria.

«I casi più recenti come LuxLeaks, Panama Papers e Football Leaks», spiega la relatrice del provvedimento, l’europarlamentare francese di S&D Virginie Sozière, hanno contribuito a portare allo scoperto storie, notizie e inchieste importanti – alcune, addrittura, hanno fatto crollare governi. Ma hanno anche messo in luce «la grande precarietà di cui soffrono oggi gli informatori». il fatto che uno di questi sia stato appena catturato dalle forze dell’ordine e sarà estradato negli Stati Uniti è stato segnalato con la dovuta preoccupazione. A Julian Assange, forse come risarcimento, il Parlamento di Strasburgo ha assegnato un premio giornalistico.

Secondo il provvedimento, le aziende (che superano i 50 dipendenti) e le istituzioni (con esclusione dei comuni piccoli) dovranno predisporre a livello interno dei canali di sicurezza attraverso i quali i whistleblower potranno comunicare le segnalazioni “proibite”. La norma prevede anche di poter depositare le informazioni in via diretta alle autorità nazionali, agli organi e alle agenzie della Ue e, in alcuni casi specifici, anche in via pubblica, per esempio ai media.

Questa ultima possibilità può avvenire se si presentano alcune condizioni particolari: se c’è già stata una denuncia che non ha avuto seguito, o se si sia di fronte a un pericolo di interesse pubblico. Oppure ancora, se il whistleblower si trovi a rischiare una ritorsione personale.

Si quest’ultimo punto il Parlamento europeo ha insistito molto: la legge vieta le rappresaglie e stabilisce alcuni provvedimenti per evitare che il whistleblower venga sospeso, licenziato, declassato, intimidito. Lui, ma anche chi lo circonda: sono compresi, nella protezione, anche i suoi colleghi e familiari. I Paesi si sono impegnati a fornire, proprio per fare fronte a queste situazioni, il pieno accesso a consulenze per i ricorsi e alla difesa legale (nel caso in cui dovesse partire una querela o, peggio ancora, un processo). È previsto anche sostegno economico e, soprattutto, psicologico.

Insomma, come ha detto la Rozière, si tratta di un «segnale forte» che l’Europa ha voluto dare proprio «alla fine dei lavori di questo Parlamento Europeo». Quello che viene dopo, chissà cosa farà.


La Direttiva sui whistleblower europei migliora in Commissione Giustizia

Transparency International Italia 17 aprile 2019

Una splendida notizia arriva da Bruxelles. Ieri, la Commissione Giustizia del Parlamento Europeo ha modificato il testo della Direttiva sui whistleblower, migliorando la proposta arrivata dalla Commissione Europea.

I miglioramenti e l’approvazione finale sono arrivati – anche in seguito alle richieste di Transparency International EU – attraverso una serie di emendamenti che hanno portato ai cosiddetti compromise amendments.

Quali sono i miglioramenti più incisivi?

  • Rientrano nella protezione anche le segnalazioni sulle condizioni di lavoro.
  • Protezione anche per i colleghi che “aiutano” i whistleblower. Protezione allargata anche ai facilitators, comprese le persone fisiche che lavorano in organizzazioni a supporto di chi decide di segnalare. Più nello specifico, le protezioni per i facilitators coprono ora ambiti quali la diffamazione, le violazioni di copyright e il segreto industriale, prevedendo compensazioni per danni subiti.
  • Rimosso dal testo approvato il concetto di malicious and abusive reports a favore di un concetto più morbido, che rimanda in sostanza a “segnalazioni che si sapeva essere false”.
  • Segnalazioni interne ed esterne vengono poste sullo stesso livello (come già accade in Italia). Come compromesso con i contrari a questa soluzione si è stabilito di alzare la soglia per l’obbligo di istruire procedure di segnalazione interna (passando nella versione finale da 50 a 250 dipendenti, sia nel pubblico che nel privato).
  • L’obbligo di prendere in esame anche le segnalazioni anonime, se ben circostanziate. Inoltre, le tutele vengono estese anche al segnalante anonimo di cui si viene a scoprire l’identità in un secondo momento.
  • Direttiva sul segreto industriale: in caso di contrasto prevale la direttiva sul whistleblowing (come già nella legge italiana).
  • Tempi per l’accertamento delle segnalazioni: si accorciano nel testo finale, passando da 3 a 2 mesi per le segnalazioni interne all’ente e da 6 a 4 mesi per le segnalazioni esterne ad enti o autorità regolatori.
  • Clausola di non regressione: se una legge nazionale prevede maggiori tutele rispetto a quelle della direttiva, le prime non possono essere ridotte in fase di recepimento di quest’ultima.

Cosa si potrebbe ancora migliorare?

  • La protezione per i facilitators copre le persone fisiche, ma non quelle giuridiche. Suggeriamo di allargare la protezione anche agli enti (associazioni, ong, società) che potrebbero subire ritorsioni a causa del proprio operato in difesa dei whistleblower.
  • Buona fede: è introdotto questo concetto discrezionale nella valutazione della protezione del whistleblower. Buona fede è intesa qui come “ragionevole convincimento che la segnalazione sia vera alla luce delle informazioni conosciute e che rientri negli scopi di questa direttiva.” Come già nella legge italiana, sarebbe auspicabile l’eliminazione di un criterio che comporta un’elevata discrezionalità e soggettività del giudicante.

Cosa succede adesso?

Ora è il momento delle trilogue negotiations tra Parlamento Europeo, Consiglio Europeo (quindi ci sarà il Ministro della Giustizia Bonafede) e Commissione Europea.

Qui trovate tutti i documenti pubblicati dal Parlamento Europeo

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