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L’industria farmaceutica svizzera sotto pressione

Le drastiche misure occupazionali hanno sorpreso l’opinione pubblica, tanto più che contemporaneamente il 25 ottobre la Novartis ha annunciato di aver realizzato nel terzo trimestre di quest’anno un utile netto di 2,49 miliardi di dollari (2,2 miliardi di franchi), in crescita del 7% e un risultato operativo di 2,95 miliardi di dollari, in aumento del 14%. Sempre dall’inizio di luglio alla fine di settembre, il giro d’affari è progredito del 18% a 14,84 miliardi.
Ma le misure di austerità introdotte dai governi dei paesi industrializzati stanno erodendo pesantemente i prezzi dei farmaci, ha affermato il colosso basilese, motivando l’accelerazione dei piani di ristrutturazione.
Questi prevedono la soppressione di quasi 1’100 posti in Svizzera e circa 900 negli Stati Uniti. Oltre alla chiusura degli stabilimenti di produzione a Nyon e Basilea, la società anche all’esterno alcuni lavori di ricerca e sviluppo, e creare 700 nuovi posti di lavoro "a basso costo e in altri paesi".
 Parlando ai giornalisti in una conferenza telefonica, il Ceo della Novartis Joseph Jimenez ha affermato che i prezzi dei farmaci in Europa quest’anno sono scesi di circa il 5%. "Siamo di fronte ad una situazione sempre più difficile che rischia di diventare ancora più dura nei prossimi cinque anni", ha detto. "Non possiamo assorbire queste decurtazioni di prezzi senza prendere provvedimenti".
L’annuncio della Novartis segue quello di misure analoghe dello scorso anno della Roche, che ha tagliato 4’800 posti nel mondo, di cui 700 in Svizzera.
Secondo Thomas Cueni, segretario generale dell’Associazione delle aziende farmaceutiche svizzere che fanno ricerca Interpharma, la ristrutturazione della Novartis dovrebbe "aiutare ad accrescere la sensibilità" riguardo alle pressioni che deve affrontare l’industria farmaceutica elvetica.
"La Novartis ha lasciato intendere abbastanza esplicitamente che la Svizzera è in una certa misura a una resa dei conti e che deve mostrarsi più sensibile alle esigenze di un ambiente di ricerca con condizioni quadro favorevoli", ha detto Cueni a swissinfo.ch.
Le drastiche misure occupazionali hanno sorpreso l’opinione pubblica, tanto più che contemporaneamente il 25 ottobre la Novartis ha annunciato di aver realizzato nel terzo trimestre di quest’anno un utile netto di 2,49 miliardi di dollari (2,2 miliardi di franchi), in crescita del 7% e un risultato operativo di 2,95 miliardi di dollari, in aumento del 14%. Sempre dall’inizio di luglio alla fine di settembre, il giro d’affari è progredito del 18% a 14,84 miliardi.
 
Ma le misure di austerità introdotte dai governi dei paesi industrializzati stanno erodendo pesantemente i prezzi dei farmaci, ha affermato il colosso basilese, motivando l’accelerazione dei piani di ristrutturazione.
 
Questi prevedono la soppressione di quasi 1’100 posti in Svizzera e circa 900 negli Stati Uniti. Oltre alla chiusura degli stabilimenti di produzione a Nyon e Basilea, la società anche all’esterno alcuni lavori di ricerca e sviluppo, e creare 700 nuovi posti di lavoro "a basso costo e in altri paesi".
 
Parlando ai giornalisti in una conferenza telefonica, il Ceo della Novartis Joseph Jimenez ha affermato che i prezzi dei farmaci in Europa quest’anno sono scesi di circa il 5%. "Siamo di fronte ad una situazione sempre più difficile che rischia di diventare ancora più dura nei prossimi cinque anni", ha detto. "Non possiamo assorbire queste decurtazioni di prezzi senza prendere provvedimenti".
 
L’annuncio della Novartis segue quello di misure analoghe dello scorso anno della Roche, che ha tagliato 4’800 posti nel mondo, di cui 700 in Svizze

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