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Per Sanofi Aventis uscite ridotte ed esodi incentivati

Gli esuberi scendono da 185 a 145 e la mobilità lascia il posto a un piano di prepesionamenti ed esodi volontari e incentivati. Questa la soluzione condivisa cui da un lato Sanofi Aventis, big pharma francese con una presenza storica nel nostro Paese, dall’altro le rappresentanze di Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil sono arrivati nella notte tra lunedì e ieri in Assolombarda, a conclusione di quaranta giorni di trattativa sulle eccedenze.

Un punto d’arrivo messo nero su bianco in un’ipotesi di accordo che adesso dovrà passare per le assemblee dei lavoratori, in programma la prossima settimana per la definitiva ratifica attraverso referendum. L’intesa, a quanto il Sole 24 Ore apprende da fonti sindacali, utilizza principalmente due strumenti per la gestione degli esuberi: prepensionamenti ed esodi volontari.

Sul primo versante, l’azienda ha riconosciuto uno “scivolo” di cinque anni per accedere alla pensione in anticipo. In pratica, i dipendenti a cinque anni dalla pensione potranno lasciare prima il posto e sarà il datore di lavoro a provvedere a integrare, accollandosi la differenza tra l’assegno di mobilità e la retribuzione. Più complesso e ricco il pacchetto di incentivi che riguarda le uscite volontarie: qui si andranno a premiare l’anzianità anagrafica e quella aziendale del lavoratore. Per ogni anno d’età del dipendente sarà corrisposta una mensilità, cui si sommerà un bonus speciale che potrà variare a seconda del tempo di permanenza al servizio di Sanofi Aventis (più ricco, insomma, l’assegno di chi lavora per il gruppo da oltre 30 anni).

L’accordo, in caso di vittoria del referendum, consentirà il superamento della procedura di mobilità per 185 esuberi aperta dall’azienda una quarantina di giorni fa, andando a impattare la platea degli informatori farmaceutici ma anche quella del personale di sede. Questa procedura si era resa necessaria perché gli ammortizzatori sociali utilizzati da Sanofi Aventis erano in scadenza. I contratti di solidarietà in vigore da due anni, infatti, si esauriscono il 30 giugno prossimo e il mutato scenario legislativo determinato dal Jobs Act impedisce un ulteriore ricorso a misure analoghe.

Da qui la scelta di attivare un percorso di uscite volontarie, condivisa dai sindacati al termine di un negoziato tutto sommato rapido. In caso di passaggio al referendum del testo ci sarà tempo fino al 31 dicembre di quest’anno per aderire alle uscite volontarie. Dopo quella data, in caso di mancate adesioni al programma di esodo incentivato, si procederà con i termini di legge per le eccedenze residue. «Il giudizio sull’ipotesi d’accordo sottoscritta – spiega Giancarlo Lombardo della segreteria Filctem di Milano – è positivo. Si va a rispondere alle esigenze di riorganizzazione dell’impresa tutelando al tempo stesso gli interessi dei lavoratori».

Le News del Sole 24Ore – 01/06/2016

fonte Federfarma

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Redazione Fedaiisf

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